Fondo Energia Emilia-Romagna 2026: finanziamenti fino a 1 milione per efficienza energetica, fotovoltaico e green economy
La Regione Emilia-Romagna riapre nell’autunno 2026 il Fondo Energia, lo strumento di finanza agevolata del PR FESR 2021-2027 destinato a sostenere investimenti delle imprese nella riduzione dei consumi energetici, nell’autoproduzione da fonti rinnovabili, nella sicurezza sismica collegata agli interventi energetici e nell’economia circolare. La nuova finestra per la presentazione delle domande si apre lunedì 12 ottobre 2026 alle ore 11:00 e si chiude lunedì 30 novembre 2026 alle ore 16:00, salvo chiusura anticipata per esaurimento delle risorse.
L’agevolazione può finanziare fino al 100% del progetto, con operazioni comprese tra 25.000 euro e 1.000.000 di euro. La struttura finanziaria è particolarmente interessante: il 75% del finanziamento utilizza risorse pubbliche PR FESR a tasso zero, mentre il restante 25% proviene da una banca convenzionata, con un tasso massimo pari a Euribor 6 mesi più uno spread fino al 4,99%. La durata può variare da 18 a 96 mesi, comprendendo un preammortamento massimo di 18 mesi.
Accanto al finanziamento è previsto un contributo a fondo perduto per le spese tecniche, ma è importante interpretare correttamente questo dato: il contributo può arrivare al massimo al 12,5% della quota pubblica del finanziamento. Poiché la quota pubblica rappresenta il 75% dell’operazione, il beneficio massimo corrisponde al 9,375% dell’importo complessivamente finanziato. Non si tratta quindi di un ulteriore 12,5% dell’intero investimento.
Come funziona concretamente il Fondo Energia
La misura non è un normale bando a fondo perduto. Il cuore dell’intervento è un mutuo chirografario agevolato che può coprire l’intero investimento ammesso. La struttura è la seguente:
| Elemento | Condizione |
|---|---|
| Importo minimo | 25.000 euro |
| Importo massimo | 1.000.000 euro |
| Copertura del progetto | fino al 100% |
| Quota pubblica | 75% |
| Tasso quota pubblica | 0% |
| Quota bancaria | 25% |
| Tasso quota bancaria | Euribor 6 mesi + spread max 4,99% |
| Durata | da 18 a 96 mesi |
| Preammortamento | fino a 18 mesi |
| Fondo perduto | max 12,5% della quota pubblica |
| Equivalente massimo sul finanziamento totale | 9,375% |
Questo significa, ad esempio, che un progetto ammesso per 400.000 euro può essere finanziato integralmente: 300.000 euro attraverso la quota pubblica a tasso zero e 100.000 euro attraverso la quota bancaria. Il contributo per le spese tecniche può teoricamente arrivare fino a 37.500 euro, purché esistano effettivamente spese tecniche ammissibili di tale importo e siano rispettati tutti i limiti previsti.
Su un investimento da 1 milione di euro, la struttura teorica massima sarebbe invece composta da 750.000 euro a tasso zero e 250.000 euro di provvista bancaria. Il limite teorico del contributo per spese tecniche arriverebbe a 93.750 euro, sempre nei limiti delle spese tecniche effettivamente riconosciute.
Chi può accedere
Il Fondo Energia ha una platea molto più ampia rispetto a molti bandi regionali. Possono partecipare piccole, medie e grandi imprese, oltre a diversi altri soggetti che esercitano attività economica, compresi professionisti e soggetti iscritti al REA, ESCo, società d’area, gestori di aree produttive, partenariati pubblico-privati, Comunità energetiche con composizione mista pubblico-privato, enti locali e aziende che erogano servizi pubblici economici nei casi previsti.
Il progetto deve essere realizzato in una unità locale situata in Emilia-Romagna. L’unità deve risultare nella visura camerale ed essere qualificata come attiva almeno prima dell’autorizzazione all’erogazione del finanziamento da parte del gestore.
Il bando non è però aperto indiscriminatamente a qualsiasi codice ATECO. Sono ammesse attività ricomprese nelle sezioni ATECO 2025 indicate dal Fondo, tra cui industria estrattiva, manifattura, energia, acqua e rifiuti, costruzioni, commercio, trasporto e logistica, alberghi e ristorazione, editoria e contenuti, telecomunicazioni e informatica, immobiliare, attività professionali e tecniche, servizi amministrativi, istruzione, sanità e assistenza sociale, attività artistiche e sportive e altri servizi. Le attività appartenenti a sezioni non comprese nell’elenco sono escluse.
Quattro categorie di investimento
Il Fondo individua quattro macro-tipologie di intervento: A) efficientamento energetico delle imprese; B) produzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo; C) miglioramento e adeguamento sismico associato agli interventi energetici; D) circolarità dei processi e sviluppo di impianti di economia circolare.
La domanda deve comprendere almeno una delle categorie A, B oppure D. Gli interventi sismici della categoria C non possono essere presentati autonomamente: devono accompagnare un intervento di efficientamento energetico oppure di produzione da fonti rinnovabili.
Efficientamento energetico di edifici e processi produttivi
La prima categoria comprende interventi finalizzati a ridurre il fabbisogno energetico dell’impresa. Possono essere valutati progetti riguardanti edifici, impianti tecnologici e processi produttivi, purché la riduzione dei consumi sia tecnicamente dimostrabile.
Rientrano tipicamente interventi quali riqualificazione dell’involucro edilizio, coibentazioni, sostituzione di sistemi inefficienti, pompe di calore, elettrificazione dei consumi, automazione e controllo degli impianti, efficientamento dell’illuminazione, motori, inverter e sostituzione o efficientamento di macchinari e linee produttive quando l’intervento produce un miglioramento energetico documentabile.
Un punto importante riguarda gli impianti termici: dalle FAQ aggiornate del Fondo emerge che l’efficientamento deve muoversi verso una progressiva elettrificazione dei consumi. La semplice sostituzione con nuovi sistemi alimentati da combustibili fossili non rappresenta automaticamente un intervento ammissibile; le pompe di calore e i sistemi coerenti con la decarbonizzazione hanno invece un ruolo centrale.
Fotovoltaico e altre fonti rinnovabili
La categoria B finanzia la realizzazione di impianti destinati alla produzione di energia elettrica o termica da fonti rinnovabili, con utilizzo prioritario in autoconsumo.
Il fotovoltaico rappresenta naturalmente uno degli interventi più comuni, ma il Fondo può comprendere anche altre tecnologie rinnovabili compatibili con le condizioni previste.
L’energia prodotta deve essere utilizzata prioritariamente a servizio dei consumi dell’impresa. Le FAQ precisano, ad esempio, che sono ammessi anche impianti a biogas se realizzati per autoconsumo e che l’eventuale tariffazione incentivante del GSE può risultare compatibile con il Fondo, fermo restando il rispetto delle regole sul cumulo.
Batterie di accumulo
Le batterie possono essere finanziate, ma non come investimento autonomo. Il Fondo chiarisce che un sistema di accumulo è ammissibile quando viene presentato congiuntamente alla realizzazione di un nuovo impianto fotovoltaico o di altro impianto a fonte rinnovabile destinato all’autoconsumo.
Non è quindi sufficiente acquistare una batteria stand-alone per un impianto preesistente e chiedere il finanziamento soltanto sull’accumulo.
Fotovoltaico a terra
Le FAQ confermano anche l’ammissibilità di impianti fotovoltaici a terra, purché vengano rispettati i requisiti del Fondo, le autorizzazioni necessarie e il termine previsto per la conclusione dell’investimento. Nel caso di terreno di proprietà dell’impresa adiacente agli edifici utilizzatori dell’energia deve essere documentata la disponibilità dell’area.
Il limite operativo è importante: un impianto a terra può avere iter autorizzativi più lunghi, mentre il progetto finanziato deve essere completato entro i tempi fissati dal Fondo.
Repowering e revamping
Il Fondo non finanzia la semplice trasformazione di un impianto fotovoltaico già esistente in autoconsumo. Sono però ammessi interventi di repowering e, quando associato al repowering, anche il revamping dell’impianto. Restano escluse le attività configurabili come semplice manutenzione ordinaria.
Cogenerazione e trigenerazione
Possono essere valutati anche sistemi di cogenerazione e trigenerazione, ma soltanto quando rispettano i requisiti di Alto Rendimento. La documentazione tecnica deve dimostrare il risparmio atteso di energia primaria attraverso il relativo indicatore PES.
Economia circolare
Un’altra area particolarmente interessante è quella dedicata alla circolarità dei processi produttivi e allo sviluppo di impianti di economia circolare.
La misura può quindi essere presa in considerazione anche da imprese che intendono intervenire su recupero di materiali, riduzione degli scarti, riutilizzo delle risorse o trasformazione dei processi produttivi secondo logiche di maggiore circolarità, purché il progetto rientri nelle condizioni tecniche definite dalle linee guida.
Adeguamento e miglioramento sismico
Gli interventi sismici possono essere inseriti nel progetto, ma non possono costituire da soli l’investimento finanziato. Devono essere associati ad almeno un progetto di efficientamento energetico oppure di produzione da fonte rinnovabile sul medesimo edificio.
La misura consente quindi di costruire operazioni integrate particolarmente interessanti per stabilimenti produttivi che necessitano contemporaneamente di riqualificazione energetica e miglioramento strutturale.
Amianto e rifacimento delle coperture
Anche la rimozione dell’amianto può risultare ammissibile in particolari situazioni. Le FAQ precisano che la spesa deve essere direttamente collegata alla superficie interessata dall’efficientamento energetico o dalla realizzazione del fotovoltaico.
Nel caso di copertura coibentata di un ambiente riscaldato, la rimozione può essere considerata accessoria all’efficientamento energetico. Nel caso di edificio non riscaldato, può invece essere riconosciuta nei limiti della superficie effettivamente utilizzata per l’impianto fotovoltaico.
Non si tratta quindi di un contributo generalizzato per la bonifica dell’amianto: l’intervento deve essere tecnicamente funzionale al progetto energetico.
Nuovi edifici e ampliamenti: attenzione
Il Fondo non finanzia normalmente la costruzione di nuovi edifici né l’ampliamento di edifici esistenti.
Per i nuovi fabbricati esistono tuttavia alcune possibilità limitate relativamente agli impianti da fonte rinnovabile: può essere agevolata la sola quota di potenza aggiuntiva rispetto agli obblighi minimi previsti dalla normativa.
Questo è un elemento importante nella progettazione di nuovi stabilimenti: non tutto ciò che viene realizzato in materia energetica è automaticamente agevolabile se deriva già da un obbligo di legge.
Diagnosi energetica
La documentazione tecnica è centrale. A seconda del progetto deve essere presentata una diagnosi energetica oppure la documentazione progettuale prevista dalle linee guida. La diagnosi deve descrivere la situazione iniziale, quantificare i consumi e dimostrare il beneficio prodotto dagli interventi proposti.
Le imprese certificate ISO 50001 possono, nelle condizioni chiarite dal Fondo, utilizzare la certificazione in corso di validità accompagnata dal piano di miglioramento del sistema di gestione, nel quale devono essere quantificati investimento, risparmio energetico atteso, flussi di cassa e indicatori economico-finanziari.
Quando possono iniziare le spese
Questo è uno dei punti da controllare con maggiore attenzione. I documenti di spesa devono avere data successiva alla presentazione della domanda, e anche i pagamenti devono essere effettuati successivamente alla domanda.
L’unica importante eccezione riguarda le spese tecniche ammissibili al contributo a fondo perduto, per le quali è consentita una retroattività fino a quattro mesi rispetto alla presentazione della domanda.
Di conseguenza, prima di effettuare ordini definitivi, accettare forniture o far emettere fatture relative all’investimento principale è opportuno verificare attentamente le regole del Fondo.
Quali costi non sono ammessi
Le linee guida escludono, tra l’altro, spese fatturate dal legale rappresentante o da soggetti appartenenti agli organi societari, operazioni con imprese collegate o controllate nelle fattispecie vietate, autofatturazioni, titoli di spesa inferiori a 500 euro, tasse e imposte, acquisto di terreni e beni usati.
Le spese sono considerate al netto dell’IVA, salvo i casi nei quali l’IVA non sia recuperabile.
La banca entra nel progetto prima della domanda
Una differenza significativa rispetto a molti contributi tradizionali è che la pratica richiede già in fase di presentazione una delibera bancaria coerente con il progetto.
La banca convenzionata deve quindi valutare preventivamente l’impresa e la quota privata del finanziamento. Il progetto viene successivamente sottoposto anche alla verifica amministrativa, tecnica e alla valutazione del merito creditizio da parte del gestore.
Non basta dunque avere un buon progetto energetico: l’operazione deve essere anche finanziariamente sostenibile.
Come presentare la domanda
La domanda viene presentata esclusivamente online attraverso la piattaforma del Fondo Energia gestita da Artigiancredito. I documenti devono essere firmati digitalmente.
Tra la documentazione richiesta figurano la modulistica sugli aiuti di Stato e sulla dimensione dell’impresa, la delibera bancaria, la visura camerale, il documento del firmatario, la diagnosi energetica o il progetto tecnico, i preventivi, documentazione economico-finanziaria dell’impresa, dichiarazione sugli affidamenti bancari e documentazione relativa al principio DNSH.
Entro cinque giorni lavorativi dalla protocollazione il soggetto gestore comunica il CUP – Codice Unico di Progetto, che deve successivamente essere riportato sui documenti di spesa secondo le regole applicabili.
DNSH obbligatorio
Essendo finanziato attraverso il PR FESR, il Fondo Energia deve rispettare il principio europeo Do No Significant Harm – DNSH, cioè il divieto di arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali.
La domanda deve quindi comprendere la modulistica DNSH prevista dal gestore e, in sede di rendicontazione, l’impresa deve dimostrare la coerenza effettiva dell’investimento con quanto dichiarato.
Un passaggio operativo da non sottovalutare: il 50% entro quattro mesi
Il meccanismo di erogazione presenta una particolarità molto importante. Entro quattro mesi dalla concessione, l’impresa deve presentare una rendicontazione parziale corrispondente almeno al 50% del progetto ammesso. Se non lo fa nei termini, la domanda decade, salvo eventuali proroghe motivate accolte dal Comitato.
Solo dopo la verifica della rendicontazione parziale il gestore autorizza la banca a erogare all’impresa il 100% del finanziamento concesso.
Questo aspetto deve essere valutato già in fase di progettazione, perché l’impresa deve essere in grado di portare avanti una parte significativa dell’investimento prima dell’effettiva erogazione del finanziamento.
Dodici mesi per completare il progetto
L’intervento deve essere concluso e rendicontato entro 12 mesi dalla concessione dell’agevolazione. Entro tale termine devono essere presentati tutti i documenti di spesa e le quietanze relative al progetto.
Per interventi complessi — fotovoltaico, lavori edilizi, bonifiche, adeguamento sismico, nuovi impianti produttivi — è quindi fondamentale verificare anticipatamente tempi di autorizzazione, fornitura, installazione e collaudo.
Cumulo con altri incentivi
Le FAQ del Fondo hanno chiarito nel luglio 2026 un punto particolarmente importante: ai fini della verifica del cumulo con altri aiuti pubblici non deve essere considerato l’intero importo nominale del finanziamento, ma l’Equivalente Sovvenzione Lordo – ESL registrato nel Registro Nazionale Aiuti.
Questo rende il Fondo potenzialmente compatibile con altre misure, nei limiti previsti dai rispettivi regimi di aiuto, purché non venga superato il costo dell’investimento e siano rispettate le eventuali regole specifiche sul doppio finanziamento.
Per le imprese che stanno valutando contemporaneamente altri incentivi energetici, crediti d’imposta, strumenti GSE o agevolazioni regionali, il cumulo va quindi analizzato caso per caso.
Esempio: fotovoltaico da 200.000 euro
Un’impresa manifatturiera potrebbe realizzare un nuovo impianto fotovoltaico destinato all’autoconsumo per un investimento complessivo di 200.000 euro.
Il Fondo potrebbe teoricamente finanziare l’intera operazione:
150.000 euro a tasso zero attraverso la quota pubblica e 50.000 euro attraverso la banca convenzionata.
Se l’impresa sostenesse spese tecniche ammissibili sufficienti, il contributo a fondo perduto potrebbe arrivare teoricamente fino a:
18.750 euro, pari al 12,5% della quota pubblica di 150.000 euro.
Esempio: efficientamento produttivo da 500.000 euro
Un’azienda potrebbe sostituire macchinari energivori, introdurre nuovi motori ad alta efficienza, inverter, sistemi di controllo e interventi sull’impianto termico, sulla base di una diagnosi energetica.
Su un progetto ammesso di 500.000 euro la struttura teorica potrebbe essere:
375.000 euro a tasso zero e 125.000 euro di quota bancaria.
Il fondo perduto massimo per le spese tecniche potrebbe arrivare a:
46.875 euro.
Esempio: intervento integrato energia e sicurezza sismica
Un’impresa proprietaria di uno stabilimento potrebbe abbinare la riqualificazione energetica dell’edificio, l’installazione di fonti rinnovabili e interventi di miglioramento sismico.
La componente sismica sarebbe ammissibile proprio perché inserita all’interno di un progetto che comprende interventi energetici delle categorie previste dal Fondo.
Checklist operativa prima del 12 ottobre
- verificare che il soggetto e il codice ATECO siano ammessi;
- verificare l’unità locale in Emilia-Romagna;
- definire l’investimento tra 25.000 e 1.000.000 euro;
- individuare la categoria di intervento A, B, C o D;
- predisporre diagnosi energetica o progetto tecnico;
- quantificare il risparmio energetico e i risultati attesi;
- raccogliere preventivi intestati all’impresa;
- evitare fatture relative all’investimento principale prima della domanda;
- distinguere le eventuali spese tecniche retroattive ammissibili;
- verificare autorizzazioni per fotovoltaico e lavori edilizi;
- scegliere una banca convenzionata;
- ottenere la delibera bancaria prima dell’invio;
- preparare documentazione economico-finanziaria;
- verificare merito creditizio e capacità di rimborso;
- predisporre modulistica DNSH;
- verificare eventuale cumulo con altri incentivi;
- programmare il raggiungimento di almeno il 50% del progetto entro quattro mesi dalla concessione;
- prevedere la conclusione completa entro 12 mesi;
- gestire correttamente il CUP sui documenti di spesa.
Scheda rapida – Fondo Energia Emilia-Romagna 2026
Misura: Fondo regionale Multiscopo – Sezione Energia
Programma: PR FESR Emilia-Romagna 2021-2027
Finalità: green economy, efficienza energetica, rinnovabili, economia circolare e interventi sismici collegati
Beneficiari: imprese di diverse dimensioni e altri soggetti economici ammessi
Localizzazione progetto: Emilia-Romagna
Finanziamento minimo: 25.000 euro
Finanziamento massimo: 1.000.000 euro
Copertura: fino al 100% del progetto
Quota pubblica: 75%
Tasso quota pubblica: 0%
Quota bancaria: 25%
Tasso quota bancaria: Euribor 6 mesi + spread massimo 4,99%
Durata: 18-96 mesi
Preammortamento massimo: 18 mesi
Contributo a fondo perduto: fino al 12,5% della quota pubblica
Incidenza massima teorica sul finanziamento totale: 9,375%
Apertura nuova call: 12 ottobre 2026, ore 11:00
Scadenza: 30 novembre 2026, ore 16:00, salvo esaurimento anticipato
Procedura: valutazione amministrativa, tecnica e creditizia
Domanda: piattaforma online Fondo Energia / Artigiancredito
Delibera bancaria: richiesta già in fase di domanda
Rendicontazione parziale: almeno 50% entro 4 mesi dalla concessione
Conclusione progetto: entro 12 mesi dalla concessione
Gestore: ATI Fondo Multiscopo con Artigiancredito capofila e BNL
Dotazione specifica della call autunnale: la pagina ufficiale del gestore consultata il 14 settembre 2026 non indica ancora un nuovo importo specifico della finestra ottobre-novembre.
Atamai può supportare l’impresa nella verifica preliminare dell’investimento, nell’analisi delle spese, nella lettura della diagnosi energetica e nella costruzione della pratica, coordinando gli aspetti tecnici, finanziari e documentali del progetto. Per informazioni: info@atamai.it
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).