Fondi Rustici Emilia-Romagna 2026: contributi alle aziende agricole per la gestione faunistico-venatoria
La Regione Emilia-Romagna ha aperto il bando 2026 per la concessione di contributi ai proprietari e conduttori di fondi rustici messi a disposizione della gestione programmata della caccia nella stagione venatoria 2026-2027. La misura dispone complessivamente di 65.000 euro ed è rivolta agli imprenditori agricoli con imprese attive in Emilia-Romagna che dispongono di terreni ricadenti negli Ambiti Territoriali di Caccia, nelle Aree di rispetto nelle quali è consentita l’attività venatoria oppure nelle aree contigue ai Parchi regionali in cui la caccia è ammessa. Le domande devono essere presentate entro il 9 ottobre 2026.
Il contributo non finanzia l’acquisto di macchinari o la realizzazione di un investimento aziendale tradizionale. Viene invece riconosciuto in funzione dell’estensione dei fondi messi a disposizione della gestione venatoria e degli specifici impegni ambientali che il proprietario o conduttore assume per la stagione 2026-2027, con particolare attenzione alla conservazione degli habitat, alla tutela della fauna e alla riduzione della pressione faunistico-venatoria collegata soprattutto alla presenza degli ungulati.
Attenzione: i 50.000 euro non sono il contributo massimo ordinario
Questo è il punto che va chiarito meglio rispetto ad alcune schede sintetiche sulla misura.
Il bando richiama un importo di 50.000 euro, ma non si tratta del contributo normalmente ottenibile da una singola azienda attraverso questa misura. I 50.000 euro rappresentano il massimale complessivo di aiuti de minimis agricoli che una stessa impresa può ricevere nell’arco di tre anni ai sensi del Regolamento UE n. 1408/2013, come successivamente modificato.
Il contributo di questo specifico bando viene invece determinato attraverso una formula composta da:
- una quota legata alla superficie complessiva del fondo;
- una quota aggiuntiva legata agli specifici impegni ambientali assunti.
Il bando prevede inoltre che il contributo venga concesso solo se superiore a 200 euro.
Chi può partecipare
Possono accedere alla misura i proprietari o conduttori di fondi utilizzati per la gestione programmata della caccia nella stagione 2026-2027 che siano imprenditori agricoli ai sensi dell’articolo 2135 del Codice civile, in forma singola o associata, e che rientrino nella definizione europea di micro, piccola o media impresa.
Tra i requisiti principali rientrano:
- impresa agricola attiva in Emilia-Romagna;
- iscrizione alla Camera di Commercio quando prevista;
- partita IVA agricola attiva;
- iscrizione all’Anagrafe Regionale delle Aziende Agricole;
- posizione aziendale validata;
- legittima disponibilità dei terreni;
- regolarità contributiva;
- rispetto dei contratti collettivi applicabili ai lavoratori dipendenti;
- assenza delle cause di esclusione previste dalla normativa;
- disponibilità di plafond nel regime de minimis agricolo.
Sono invece esclusi dal contributo i soggetti che, sulle stesse superfici, ricevono già altri finanziamenti pubblici o contributi degli ATC per interventi analoghi. Sono esclusi anche determinati terreni demaniali già sottoposti a vincoli o impegni ambientali equivalenti finanziati attraverso altri strumenti.
Quali terreni sono interessati
I fondi devono ricadere:
- negli Ambiti Territoriali di Caccia – ATC;
- nelle Aree di rispetto nelle quali viene esercitata attività venatoria per almeno una specie;
- nelle aree contigue ai Parchi regionali nelle quali la caccia è consentita.
Il contributo riguarda quindi terreni effettivamente inseriti nella pianificazione faunistico-venatoria regionale.
Quota base: 5 euro per ettaro
Il primo elemento del contributo è molto semplice: per la superficie complessiva del fondo destinata alla gestione programmata della caccia viene riconosciuta una quota pari a:
5 euro per ettaro.
Questa quota viene poi sommata agli importi riconosciuti per gli specifici impegni ambientali assunti dall’azienda.
Un’azienda con 100 ettari ammissibili avrebbe quindi una quota base di:
100 × 5 € = 500 euro.
A questo importo possono aggiungersi le quote relative alle azioni di tutela ambientale.
Recupero delle aree aperte in alta collina e montagna
Una delle azioni maggiormente incentivate riguarda il recupero e mantenimento di aree aperte nei territori vocati alla presenza degli ungulati di alta collina e montagna.
Le superfici devono risultare escluse dal normale ciclo di rotazione colturale da almeno 2 anni e da non più di 8 anni. Sono escluse le aree calanchive e quelle recintate utilizzate per il pascolo.
L’impresa deve impegnarsi, tra l’altro, a:
- effettuare almeno uno sfalcio della vegetazione erbacea;
- rimuovere la biomassa prodotta;
- evitare lo sfalcio nel periodo riproduttivo della fauna, da febbraio a luglio;
- contenere le specie arbustive infestanti;
- mantenere efficiente la rete di regimazione idrica superficiale;
- non utilizzare fitofarmaci o diserbanti;
- mantenere entro il 20% la presenza di specie arbustive o arboree nelle situazioni previste dal bando.
Per il recupero mediante sfalcio viene riconosciuto:
400 euro per ettaro.
Per il mantenimento di aree già recuperate:
300 euro per ettaro.
La superficie ammissibile è compresa tra 0,5 e 4 ettari per fondo, anche suddivisa in più corpi. Sono escluse le aree nel raggio di 50 metri dalle abitazioni.
Siepi, filari e alberi in pianura
Un’altra categoria riguarda la conservazione di siepi, filari, alberi isolati e piccoli gruppi di alberi nelle aree di pianura.
L’obiettivo è proteggere ambienti utili alla sosta, al rifugio, all’alimentazione e alla nidificazione della fauna.
Per questi elementi il contributo è pari a:
0,25 euro per metro quadrato, fino a un massimo di 0,5 ettari per fondo agricolo.
Le specie devono essere autoctone e storicamente presenti nel territorio. Sono esclusi, tra gli altri, alberi ornamentali, alberi da frutto e rimboschimenti destinati alla produzione di legname. Sono previste inoltre specifiche fasce di rispetto nelle quali non possono essere utilizzati fitofarmaci, diserbanti o concimi chimici.
Maceri, stagni, laghetti e punti di abbeverata
Sono incentivati anche la conservazione e il mantenimento di:
- maceri e stagni in pianura;
- laghetti;
- stagni;
- punti di abbeverata in collina e montagna.
Il contributo è anche in questo caso pari a:
0,25 euro per metro quadrato, fino a un massimo di 0,5 ettari per fondo.
Per i punti di abbeverata è previsto comunque un contributo minimo di:
100 euro per ciascun punto di abbeverata.
I bacini devono essere mantenuti in condizioni idonee alla fauna e accompagnati, quando richiesto, da una fascia di rispetto non coltivata e mantenuta con vegetazione naturale.
Sono esclusi dal contributo i bacini collocati entro 50 metri dalle abitazioni, quelli utilizzati per acquacoltura o pesca a pagamento e gli appezzamenti destinati ad appostamento fisso di caccia.
Prati polifiti permanenti in pianura
Il bando riconosce contributi anche per il mantenimento di prati polifiti permanenti in pianura.
La superficie deve essere compresa tra:
1 e 3 ettari per fondo.
Sono equiparati ai prati polifiti anche i medicai a fine ciclo.
Il contributo è pari a:
300 euro per ettaro.
Il bando stabilisce anche modalità precise per sfalcio o trinciatura, che devono essere effettuati entro il 28 febbraio utilizzando accorgimenti finalizzati a limitare il rischio per la fauna presente nell’appezzamento.
Risaie allagate dopo la raccolta
Un’ulteriore possibilità riguarda il mantenimento di bacini di risaia allagati con stoppie dopo la raccolta, finalizzato a favorire l’alimentazione e la sosta dell’avifauna acquatica.
Deve essere garantito un battente minimo di acqua di 10 centimetri fino al 31 gennaio 2027.
Il contributo è pari a:
130 euro per ettaro, fino a un massimo di 4 ettari per fondo.
Esempio di calcolo
Supponiamo che un’impresa agricola disponga di:
- 100 ettari complessivi ammessi alla gestione programmata della caccia;
- 4 ettari di area aperta da recuperare;
- 2 ettari di prato polifita permanente.
Quota base:
100 ettari × 5 € = 500 €
Recupero area aperta:
4 × 400 € = 1.600 €
Prato polifita:
2 × 300 € = 600 €
Contributo teorico complessivo:
2.700 euro.
Questo esempio permette di comprendere perché i 50.000 euro non vadano interpretati come il normale contributo ottenibile attraverso il bando: gli importi effettivi dipendono dalle superfici e dalle azioni ambientali concretamente inserite nella domanda.
Il punteggio premia soprattutto gli interventi per gli ungulati
Se le richieste complessive dovessero superare i 65.000 euro disponibili, viene predisposta una graduatoria unica regionale.
I punteggi previsti sono:
| Impegno | Punti |
|---|---|
| Recupero/mantenimento aree aperte per ungulati in alta collina e montagna | 20 |
| Siepi, filari e alberi in pianura | 5 |
| Maceri e stagni in pianura | 8 |
| Laghetti, stagni e abbeveratoi in collina/montagna | 7 |
| Prati polifiti permanenti in pianura | 6 |
| Risaie allagate | 3 |
I punteggi relativi ad azioni differenti possono essere cumulati.
In caso di parità viene data priorità, nell’ordine:
- alle aziende che assumono più tipologie di impegno;
- alla maggiore superficie interessata;
- al richiedente di età inferiore.
Se invece i 65.000 euro fossero sufficienti a coprire tutte le domande ammissibili, la Regione procederà all’istruttoria senza attribuire punteggi.
Domanda incompleta: rischio esclusione
La documentazione deve essere presentata completa entro il termine.
Alla domanda devono essere allegati, tra l’altro:
- eventuale autorizzazione dei comproprietari o proprietari quando il fondo è detenuto in affitto, usufrutto o altre forme;
- planimetria catastale aggiornata;
- indicazione della localizzazione ed estensione dei terreni;
- rappresentazione degli impegni ambientali assunti;
- breve relazione sulle modalità di attuazione degli interventi.
Il bando specifica che la mancata presentazione delle informazioni e dei documenti richiesti entro la scadenza può impedire l’accesso al contributo.
In fase istruttoria possono essere richiesti chiarimenti, ai quali l’impresa deve rispondere entro 10 giorni, ma elementi aggiuntivi presentati successivamente non possono essere utilizzati per aumentare il punteggio originariamente attribuibile alla domanda.
Come presentare la domanda
La domanda deve essere presentata al Settore Territoriale della Direzione Agricoltura, Caccia e Pesca competente per il territorio nel quale ricadono i terreni, oppure, per Bologna, al Settore Attività Faunistico-Venatorie, Pesca e Acquacoltura.
Sono previste tre modalità:
- consegna a mano;
- raccomandata A/R;
- PEC inviata dalla casella certificata del beneficiario.
Per la consegna a mano la documentazione deve arrivare entro le:
ore 12:00 del 9 ottobre 2026.
Per l’avviso regionale la scadenza generale è comunque il:
9 ottobre 2026.
Graduatoria entro il 31 dicembre 2026
I Settori territoriali devono completare la propria istruttoria e trasmettere gli esiti al Settore regionale competente entro il 23 novembre 2026.
La Regione provvederà successivamente alla verifica del plafond de minimis tramite il sistema SIAN e, se le richieste superano le risorse disponibili, approverà la graduatoria unica regionale e concederà i contributi entro il 31 dicembre 2026.
Controlli sugli impegni
Dopo la concessione vengono effettuati controlli sul rispetto degli impegni ambientali.
La Regione precisa che il mancato rispetto anche di un solo impegno può determinare la revoca integrale del contributo.
Per le aziende che non avevano partecipato all’avviso 2025, oppure che presentano impegni differenti rispetto all’anno precedente, è previsto il controllo in loco. Per le domande che ripropongono gli stessi impegni del 2025 possono essere utilizzate anche orto-immagini e controlli GIS, fermo restando il controllo sul posto di almeno il 50% delle domande interessate.
Ritenuta fiscale del 4%
Il bando precisa inoltre che, trattandosi di contributi in conto esercizio, Regione Emilia-Romagna opera, quando applicabile, la ritenuta d’acconto del 4% IRPEF/IRES prevista dall’articolo 28 del DPR 600/1973.
È quindi un elemento da considerare anche nella quantificazione del contributo netto percepito.
Regime de minimis agricolo
L’agevolazione è concessa nell’ambito del de minimis agricolo, ai sensi del Regolamento UE 1408/2013 come modificato.
Il limite è pari a:
50.000 euro complessivi nell’arco di tre anni per impresa unica.
Prima della concessione Regione Emilia-Romagna verifica gli aiuti già ricevuti dall’impresa e può quindi ridurre l’importo concedibile quando necessario per non superare il massimale.
A chi conviene controllare il bando
La misura è molto specialistica, ma può essere interessante per aziende agricole che:
- dispongono di superfici significative negli ATC;
- possiedono terreni collinari o montani frequentati dagli ungulati;
- mantengono siepi, filari, maceri o laghetti;
- dispongono di prati permanenti;
- coltivano riso;
- hanno già un rapporto operativo con gli organismi della gestione faunistico-venatoria.
Il contributo non è elevato rispetto ai normali bandi per investimenti, ma può remunerare attività ambientali che l’azienda svolge già o che può integrare nella gestione ordinaria dei propri terreni.
Checklist operativa
- verificare la qualifica di imprenditore agricolo;
- verificare che l’impresa sia attiva in Emilia-Romagna;
- controllare iscrizione CCIAA e partita IVA agricola;
- verificare Anagrafe Regionale delle Aziende Agricole e posizione validata;
- verificare la legittima disponibilità dei fondi;
- individuare i terreni ricadenti in ATC, aree di rispetto o aree contigue ai Parchi;
- calcolare la superficie complessiva a 5 €/ettaro;
- individuare aree aperte da recuperare o mantenere;
- individuare siepi, alberi e filari;
- verificare maceri, stagni, laghetti e punti di abbeverata;
- individuare prati polifiti permanenti;
- verificare eventuali risaie allagabili;
- calcolare il contributo teorico;
- verificare che superi 200 euro;
- controllare il plafond de minimis agricolo;
- verificare l’assenza di altri contributi sulle stesse superfici;
- predisporre planimetria catastale;
- predisporre relazione sugli impegni;
- ottenere eventuale autorizzazione del proprietario/comproprietari;
- presentare la domanda entro il 9 ottobre 2026.
Scheda rapida – Fondi Rustici Emilia-Romagna 2026
Ente: Regione Emilia-Romagna
Misura: contributi per utilizzo dei fondi rustici nella gestione programmata della caccia
Stagione: 2026-2027
Dotazione: 65.000 euro
Beneficiari: imprenditori agricoli proprietari o conduttori
Territorio: Emilia-Romagna
Fondi ammessi: ATC, aree di rispetto e aree contigue ai Parchi con attività venatoria
Quota base: 5 €/ettaro
Recupero aree aperte: 400 €/ettaro
Mantenimento aree aperte: 300 €/ettaro
Siepi/alberi: 0,25 €/mq
Maceri, stagni e laghetti: 0,25 €/mq
Punti di abbeverata: minimo 100 € ciascuno
Prati polifiti: 300 €/ettaro
Risaie allagate: 130 €/ettaro
Contributo minimo concedibile: oltre 200 euro
“50.000 euro”: plafond complessivo de minimis agricolo in tre anni, non normale massimale del bando
Procedura: graduatoria solo se le richieste superano le risorse
Scadenza: 9 ottobre 2026
Conclusione procedimento: entro 31 dicembre 2026.
Il Bando Fondi Rustici Emilia-Romagna 2026 non è quindi una misura da “50.000 euro a fondo perduto” per singola azienda. Il contributo effettivo è normalmente molto più contenuto e deriva dalla somma fra la quota di 5 euro per ettaro e gli importi riconosciuti per gli specifici impegni ambientali. Il limite dei 50.000 euro serve esclusivamente a verificare che l’impresa non superi il plafond complessivo previsto dal regime de minimis agricolo.
Per le aziende agricole con terreni inseriti nella gestione venatoria regionale vale quindi la pena controllare soprattutto se sono già presenti aree aperte, siepi, maceri, laghetti, prati permanenti o risaie che possono rientrare nelle categorie incentivate: in molti casi si tratta di attività ambientali compatibili con la normale gestione del fondo, purché vengano assunti e rispettati gli specifici impegni previsti dal bando.
Atamai può supportare le aziende nella verifica preliminare dei requisiti, nell’analisi delle superfici interessate, nel calcolo del contributo e nella verifica della documentazione necessaria. Per informazioni: info@atamai.it
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).