Finanza Innovativa Bologna 2026: contributi fino a 15.000 euro per minibond, crowdfunding e finanza alternativa

Finanza Innovativa Bologna 2026: contributi fino a 15.000 euro per minibond, crowdfunding e finanza alternativa

La Camera di Commercio di Bologna ha attivato un nuovo bando per accompagnare le micro, piccole e medie imprese verso forme di finanziamento alternative al tradizionale credito bancario. La misura mette a disposizione 129.000 euro e riconosce un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili, fino a un massimo di 15.000 euro per impresa. Sono finanziati soprattutto i costi professionali, tecnici e organizzativi necessari per analizzare la struttura finanziaria dell’azienda, individuare lo strumento più adatto e arrivare alla sua effettiva attivazione. Le domande potranno essere presentate dalle ore 11:00 del 13 ottobre 2026 alle ore 13:00 del 4 novembre 2026 tramite ReStart.

Il bando nasce con un obiettivo preciso: ridurre la dipendenza delle PMI dal solo canale bancario e favorire l’utilizzo di strumenti di finanza complementare e innovativa. Tra gli strumenti espressamente richiamati nella documentazione camerale figurano in particolare minibond e crowdfunding; nello stesso programma camerale dedicato alla finanza alternativa vengono inoltre affrontati equity crowdfunding, invoice trading, business angels e venture capital. L’ammissibilità dello specifico strumento scelto deve comunque essere verificata rispetto alle condizioni del bando.

Il contributo è del 50% fino a 15.000 euro

L’agevolazione copre:

50% delle spese ammissibili

fino a un massimo di:

15.000 euro.

Per ottenere il contributo massimo occorre quindi sostenere almeno:

30.000 euro di costi ammissibili.

Il bando stabilisce inoltre una soglia minima di progetto:

5.000 euro.

Una domanda che preveda costi inferiori a 5.000 euro non viene presa in considerazione.

Esempi:

Spese ammissibili Contributo 50%
5.000 € 2.500 €
10.000 € 5.000 €
20.000 € 10.000 €
30.000 € 15.000 €
40.000 € 15.000 €

Il vantaggio non consiste quindi nel ricevere direttamente capitale da investire nell’impresa: il contributo serve ad abbattere i costi di accesso alla finanza alternativa, che per una PMI possono essere rilevanti soprattutto quando entrano in gioco advisor, rating, due diligence, servizi legali e piattaforme finanziarie.

Non è un bando per ottenere un normale finanziamento bancario

Questo è probabilmente l’aspetto più importante da chiarire.

La Camera non finanzia:

  • la quota capitale di un prestito;
  • gli interessi di un normale finanziamento bancario;
  • l’acquisto di macchinari;
  • investimenti produttivi;
  • software aziendali generici.

Il bando finanzia invece le attività necessarie a preparare e realizzare un’operazione di finanza innovativa.

La logica è:

analisi finanziaria dell’impresa → individuazione dello strumento → preparazione dell’operazione → accesso al mercato/investitori → effettiva attivazione dello strumento.

Prima fase: analisi finanziaria “as is”

È finanziabile la consulenza specialistica per analizzare lo stato attuale del profilo:

  • finanziario;
  • economico;
  • patrimoniale

dell’impresa.

Il consulente deve predisporre una specifica relazione “as is”, cioè una fotografia della situazione di partenza dell’azienda.

Questa attività può servire, ad esempio, a capire:

  • livello di indebitamento;
  • equilibrio tra debito e patrimonio;
  • capacità di generare cassa;
  • sostenibilità finanziaria;
  • fabbisogno di capitale;
  • capacità dell’impresa di presentarsi a investitori esterni.

Per una PMI abituata a rapportarsi esclusivamente con le banche, questa fase può rappresentare il primo passaggio verso una struttura finanziaria più articolata.

Seconda fase: il “to be”

Il bando finanzia anche consulenze per individuare lo strumento di finanza innovativa più coerente con:

  • situazione finanziaria emersa dall’analisi;
  • fabbisogni dell’impresa;
  • obiettivi di sviluppo.

Anche questa attività deve tradursi in una relazione specifica, questa volta orientata al “to be”, cioè alla struttura finanziaria che l’impresa vuole raggiungere.

Non tutte le imprese sono infatti adatte allo stesso strumento.

Un minibond può essere appropriato per un’impresa già strutturata e con flussi finanziari prevedibili; un aumento di capitale o una campagna di crowdfunding può avere logiche completamente differenti.

Il progetto deve quindi partire dal fabbisogno reale dell’azienda e non dalla semplice volontà di ottenere il contributo.

Rating di credito: finanziato il primo rating

Una delle voci più particolari è il costo per ottenere il primo rating di credito dell’impresa.

Il rating deve essere rilasciato da un’Agenzia di Rating riconosciuta come ECAI.

Per essere ammesso, il rating ottenuto deve risultare almeno pari a:

BB- secondo la scala Standard & Poor’s o equivalente.

Inoltre:

  • l’impresa non deve già disporre di un altro rating di credito valido;
  • sono esclusi i costi di monitoraggio successivo;
  • sono esclusi i costi per il rinnovo periodico del rating.

Il bando finanzia quindi l’ingresso iniziale dell’impresa nel sistema del rating, non il suo mantenimento ordinario negli anni successivi.

Business plan, due diligence e certificazione del bilancio

Tra le spese ammissibili figurano espressamente i servizi specialistici necessari per preparare l’operazione finanziaria.

La Camera cita, ad esempio:

  • elaborazione del business plan;
  • strutturazione del contratto di finanziamento;
  • certificazione del bilancio;
  • due diligence;
  • attività dell’advisor;
  • servizi legali;
  • redazione e verifica della documentazione necessaria all’operazione.

È quindi possibile finanziare buona parte del lavoro preparatorio che normalmente rende costosa per una PMI l’apertura ai mercati finanziari.

Minibond: molte delle spese sono espressamente previste

Il bando dedica particolare attenzione ai minibond.

Si tratta, in termini semplificati, di titoli di debito emessi dall’impresa e sottoscritti da investitori, che permettono di raccogliere risorse al di fuori del tradizionale finanziamento bancario.

Fra i costi ammessi figurano esplicitamente:

  • advisor;
  • business plan;
  • certificazione del bilancio;
  • rating;
  • due diligence;
  • servizi legali;
  • oneri notarili;
  • arranger;
  • piattaforme per il collocamento;
  • dematerializzazione dei titoli;
  • comunicazione agli investitori.

Il bando cita anche Euronext Access Milan Professional Segment per il collocamento dei minibond e Monte Titoli – Euronext Securities Milano per la dematerializzazione dei titoli.

Chi è l’arranger e perché il suo costo è finanziabile

Il testo camerale definisce espressamente anche la figura dell’arranger.

È il soggetto finanziario o la banca che accompagna l’impresa nella strutturazione e nel collocamento del minibond, occupandosi ad esempio di:

  • struttura dell’emissione;
  • importo;
  • durata;
  • tasso;
  • documentazione;
  • rapporto con gli investitori;
  • collocamento dei titoli.

Il costo delle sue prestazioni è finanziabile dal bando.

Per una PMI questa voce può essere rilevante, perché la costruzione di un minibond richiede competenze finanziarie e normative molto differenti da quelle necessarie per ottenere un normale prestito bancario.

Crowdfunding

La Camera considera finanziabili anche spese collegate all’avvio di una campagna di crowdfunding.

Sono espressamente citati i costi necessari a informare la business community e i potenziali investitori dell’avvio della raccolta.

Possono quindi rientrare:

  • campagne informative sui media;
  • comunicazione dell’offerta;
  • materiali destinati agli investitori;
  • iniziative che spiegano come aderire all’offerta;
  • roadshow e presentazioni rivolte a potenziali investitori.

Non si tratta però di normale pubblicità commerciale del prodotto aziendale: la comunicazione deve essere direttamente collegata all’operazione finanziaria.

Piattaforme digitali

Sono ammissibili anche i costi di adesione a piattaforme digitali utilizzate per attivare lo strumento di finanza innovativa scelto dall’impresa.

Possono essere riconosciuti anche:

  • costi di adesione;
  • canoni;
  • costi relativi alle piattaforme di mercato;
  • servizi per il collocamento;
  • servizi per la dematerializzazione.

Questa voce rende la misura interessante anche per operazioni che vengono gestite attraverso infrastrutture finanziarie digitali.

Comunicazione e roadshow

Un’altra particolarità è l’ammissibilità dei costi necessari a presentare l’operazione agli investitori.

Per minibond e crowdfunding possono essere finanziati:

  • campagne media;
  • comunicazione finanziaria;
  • presentazioni;
  • roadshow;
  • attività finalizzate a illustrare l’offerta alla business community.

L’elemento determinante è ancora una volta la finalizzazione: queste attività devono servire a raccogliere capitale o debito attraverso lo strumento finanziario, non semplicemente a promuovere l’azienda.

Anche formazione interna specifica

Sono infine ammissibili altre spese direttamente collegate all’attivazione e alla successiva gestione dello strumento.

La Camera cita anche programmi di formazione specifica dei responsabili aziendali che dovranno gestire correttamente lo strumento finanziario una volta attivato.

Questa previsione è interessante perché l’accesso alla finanza alternativa può modificare anche gli obblighi informativi e organizzativi dell’impresa.

Un’azienda che entra in rapporto con investitori professionali può infatti dover migliorare:

  • reporting;
  • pianificazione finanziaria;
  • controllo di gestione;
  • qualità dei dati economico-finanziari;
  • capacità di comunicare periodicamente i risultati.

Il contributo non basta: lo strumento deve essere realmente attivato

Questo è un punto decisivo.

Non basta pagare un consulente che produca un’analisi sulla possibilità teorica di emettere un minibond o avviare una campagna di crowdfunding.

Entro il:

31 dicembre 2027

lo strumento di finanza innovativa deve risultare effettivamente attivato.

In caso contrario è prevista la:

decadenza totale dal contributo.

Il bando è quindi destinato a imprese che abbiano una reale intenzione di portare a termine l’operazione.

Spese soltanto dopo la domanda

Tutte le spese devono essere:

  • avviate dopo la presentazione della domanda;
  • sostenute dopo la domanda;
  • fatturate;
  • integralmente pagate entro il 31 dicembre 2027.

Non sono ammesse autofatture.

Questo significa che l’impresa può preparare preventivi e definire il progetto prima dell’apertura, ma non dovrebbe avviare le prestazioni che intende rendicontare prima di aver trasmesso la domanda.

Priorità vera per imprese femminili, giovani, rating di legalità e parità di genere

La procedura presenta un meccanismo particolarmente importante.

Non viene attribuito semplicemente qualche punto aggiuntivo.

La Camera stabilisce una vera priorità nell’assegnazione delle risorse a:

  • imprese femminili;
  • imprese giovanili;
  • imprese con rating di legalità;
  • imprese con certificazione della parità di genere.

All’interno di queste categorie viene seguito l’ordine cronologico di invio.

Solo dopo aver esaminato le imprese appartenenti alle categorie prioritarie, e se rimangono risorse disponibili, il contributo viene assegnato alle altre PMI ammissibili, ancora secondo l’ordine cronologico.

Questo rende la priorità molto più forte rispetto a una normale premialità.

129.000 euro: fondo relativamente piccolo

La dotazione è pari a:

129.000 euro.

Se tutte le imprese ricevessero il contributo massimo di 15.000 euro, il fondo sarebbe sufficiente per poco più di otto contributi pieni.

Naturalmente il numero effettivo dei beneficiari potrà essere superiore, perché molti progetti potranno richiedere importi inferiori.

Rimane però una dotazione contenuta rispetto al contributo massimo, e questo rende importante sia l’appartenenza alle categorie prioritarie sia la tempestività nell’invio della pratica.

L’ultima impresa può ricevere solo il residuo

Il bando stabilisce inoltre che all’impresa collocata nell’ultima posizione finanziabile prima dell’esaurimento del fondo possa essere assegnato soltanto l’importo residuo disponibile.

Esempio:

contributo spettante:

10.000 euro

risorse ancora disponibili:

4.500 euro

l’impresa potrebbe ricevere soltanto:

4.500 euro.

Chi può partecipare

La misura è destinata alle micro, piccole e medie imprese iscritte al Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Bologna e localizzate nell’area metropolitana bolognese. La pagina ufficiale camerale richiama il requisito della sede legale nell’area metropolitana e, nella formulazione pubblicata, anche quello relativo all’unità locale: per situazioni societarie particolari è quindi opportuno verificare puntualmente il requisito territoriale nel testo integrale del bando.

Prima della candidatura è inoltre opportuno controllare tutti i normali requisiti richiesti dai regolamenti camerali in materia di regolarità dell’impresa.

Esempio: progetto minibond da 30.000 euro

Una PMI strutturata vuole emettere un minibond e sostiene:

  • analisi finanziaria: 3.000 €;
  • business plan e advisory: 6.000 €;
  • rating: 5.000 €;
  • due diligence e servizi legali: 5.000 €;
  • arranger: 6.000 €;
  • notarili e piattaforme: 3.000 €;
  • roadshow finanziario: 2.000 €.

Totale:

30.000 euro.

Contributo:

30.000 × 50% = 15.000 euro.

La PMI raggiunge quindi il contributo massimo.

Ma entro il 31 dicembre 2027 deve arrivare alla concreta attivazione del minibond.

Esempio: crowdfunding da 12.000 euro

Una società vuole finanziare un progetto attraverso crowdfunding e sostiene:

  • analisi finanziaria e definizione dello strumento: 3.000 €;
  • consulenza legale: 2.000 €;
  • costi della piattaforma: 3.000 €;
  • documentazione e business plan: 2.000 €;
  • campagna rivolta agli investitori: 2.000 €.

Totale:

12.000 euro.

Contributo teorico:

6.000 euro.

Anche in questo caso la campagna deve essere realmente attivata entro il termine previsto.

Un bando interessante soprattutto per imprese già abbastanza strutturate

Il contributo massimo di 15.000 euro potrebbe far pensare a una misura per startup molto piccole, ma molte delle spese finanziate indicano un target più ampio.

Rating ECAI, certificazione del bilancio, minibond, arranger e due diligence sono strumenti tipici soprattutto di aziende che hanno già:

  • una certa dimensione;
  • bilanci strutturati;
  • una storia economica documentabile;
  • fabbisogni finanziari significativi;
  • capacità di dialogare con investitori.

Per imprese più giovani o con progetti fortemente innovativi possono invece risultare interessanti strumenti di raccolta del capitale attraverso piattaforme e investitori.

La Camera stessa, nel proprio programma formativo sulla finanza complementare, affianca ai temi del bando strumenti come equity crowdfunding, invoice trading, business angels e venture capital.

Perché può essere utile anche se l’impresa non sa ancora quale strumento utilizzare

Una caratteristica interessante è che il progetto può partire proprio dall’analisi della situazione aziendale.

L’impresa non deve necessariamente arrivare alla domanda avendo già deciso in modo definitivo di utilizzare un minibond.

Il percorso finanziato può servire a determinare:

  1. situazione finanziaria attuale;
  2. fabbisogno;
  3. obiettivi di crescita;
  4. strumento più appropriato;
  5. operazione concreta da realizzare.

Questo rende il bando utile anche a PMI che stanno valutando per la prima volta l’uscita dalla tradizionale logica:

azienda → banca → finanziamento.

Domanda attraverso ReStart

La domanda deve essere presentata esclusivamente attraverso la piattaforma ReStart di InfoCamere.

La finestra è:

Apertura: 13 ottobre 2026 ore 11:00

Chiusura: 4 novembre 2026 ore 13:00.

La domanda deve essere firmata digitalmente dal legale rappresentante.

È prevista un’imposta di bollo di:

16 euro

da pagare esclusivamente tramite PagoPA.

Documentazione da predisporre

La Camera indica come obbligatori:

  • modello di richiesta del contributo generato da ReStart;
  • modulo delle dichiarazioni sostitutive;
  • informazioni dettagliate sul progetto;
  • indicazione dei costi;
  • preventivi dettagliati relativi alle spese previste.

I preventivi devono essere caricati in un unico file PDF secondo le modalità previste dalla procedura.

Considerata la natura del bando, è particolarmente importante che dai preventivi emerga chiaramente:

  • attività del consulente;
  • deliverable previsto;
  • collegamento allo strumento finanziario;
  • costo;
  • soggetto incaricato.

Una descrizione generica come “consulenza finanziaria” potrebbe non rappresentare adeguatamente la complessità dell’intervento.

Rendicontazione entro il 31 gennaio 2028

Tutte le spese devono risultare completate e pagate entro:

31 dicembre 2027.

Entro la stessa data deve risultare attivato lo strumento di finanza innovativa.

La rendicontazione deve poi essere presentata entro:

31 gennaio 2028

sempre tramite ReStart.

Checklist operativa

  • verificare la qualifica di MPMI;
  • verificare il requisito territoriale nell’area metropolitana di Bologna;
  • controllare l’iscrizione al Registro Imprese;
  • verificare se l’impresa è femminile;
  • verificare se l’impresa è giovanile;
  • controllare eventuale rating di legalità;
  • controllare eventuale certificazione della parità di genere;
  • definire il fabbisogno finanziario reale;
  • analizzare la situazione economico-patrimoniale;
  • individuare lo strumento di finanza alternativa potenzialmente più adatto;
  • predisporre preventivi prima della domanda;
  • non avviare le spese da rendicontare prima dell’invio;
  • verificare la qualificazione dei consulenti;
  • valutare eventuale primo rating ECAI;
  • predisporre business plan e due diligence quando necessari;
  • valutare costi di piattaforma, advisor, arranger e notarili;
  • costruire un progetto di almeno 5.000 euro;
  • prevedere almeno 30.000 euro di costi se si punta al contributo massimo;
  • presentare la domanda tempestivamente;
  • attivare realmente lo strumento entro il 31 dicembre 2027;
  • rendicontare entro il 31 gennaio 2028.

Scheda rapida – Finanza Innovativa Bologna 2026

Ente: Camera di Commercio di Bologna
Beneficiari: MPMI bolognesi
Finalità: diversificazione delle fonti di finanziamento
Dotazione: 129.000 euro
Contributo: 50% a fondo perduto
Massimo: 15.000 euro
Spesa minima: 5.000 euro
Spesa per ottenere il massimo: 30.000 euro
Spese principali: analisi finanziaria, advisory, business plan, rating, due diligence, certificazione bilancio, servizi legali, piattaforme, notarili, arranger, comunicazione finanziaria e formazione specifica
Strumenti espressamente richiamati: minibond e crowdfunding
Priorità: imprese femminili, giovanili, rating di legalità e certificazione parità di genere
Procedura: sportello con priorità e ordine cronologico
Spese: successive alla domanda
Termine spese: 31 dicembre 2027
Attivazione dello strumento: obbligatoria entro 31 dicembre 2027
Domanda: ReStart InfoCamere
Apertura: 13 ottobre 2026 ore 11:00
Scadenza: 4 novembre 2026 ore 13:00
Rendicontazione: 31 gennaio 2028.

Il Bando Finanza Innovativa 2026 è quindi molto diverso dai tradizionali contributi camerali per macchinari, digitalizzazione o fiere. La Camera finanzia il costo del passaggio da una struttura finanziaria basata prevalentemente sulla banca a un modello nel quale l’impresa possa dialogare anche con investitori, mercati e piattaforme finanziarie.

L’aspetto più interessante è che vengono agevolate proprio quelle attività professionali che spesso costituiscono la barriera iniziale per una PMI: rating, business plan, advisor, due diligence, servizi legali, arranger e accesso alle piattaforme.

Non è però una misura per effettuare semplicemente uno studio. Lo strumento individuato deve essere effettivamente attivato entro il 31 dicembre 2027, altrimenti il contributo viene perso.

Atamai può supportare le imprese nella verifica preliminare dei requisiti, nella definizione del progetto e nel coordinamento delle attività e della documentazione necessarie alla candidatura. Per informazioni: info@atamai.it

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).