Marche per le imprese: 20.000 euro a fondo perduto per gli over 36 che si mettono in proprio
Regione Marche mette a disposizione 6,905 milioni di euro per sostenere persone disoccupate che vogliono creare una nuova impresa, avviare un’attività professionale o costituire uno studio professionale. Il bando “Marche per le imprese – Sostegno alla creazione di nuove imprese” è rivolto specificamente agli over 36 e riconosce, per ogni progetto ammesso, un contributo a fondo perduto di 20.000 euro. La prima finestra è aperta dal 16 settembre al 16 ottobre 2026, mentre una seconda finestra sarà disponibile dal 1° al 30 settembre 2027.
Non è un rimborso del 50%, 80% o 100%: sono 20.000 euro fissi
La caratteristica principale della misura è il meccanismo di finanziamento. Il contributo viene riconosciuto come somma forfettaria di 20.000 euro, non come percentuale di una determinata spesa ammissibile.
Questo significa che non esiste il classico schema “investo 25.000 euro e Regione Marche ne rimborsa l’80%”. L’importo è predeterminato: se il progetto viene ammesso e vengono rispettate le condizioni previste dal bando, l’agevolazione è pari a 20.000 euro. Il contributo viene erogato in un’unica soluzione ed è concesso in regime de minimis.
La scheda progettuale richiede comunque di illustrare gli investimenti e le spese previste per l’avvio dell’attività, perché questi elementi sono necessari per dimostrare la credibilità economica e organizzativa del progetto. Non bisogna però confondere questo piano con una rendicontazione tradizionale delle singole fatture utilizzata per determinare l’importo del contributo.
Chi può presentare domanda
Il bando è rivolto inizialmente alla persona fisica che vuole mettersi in proprio, non a un’impresa già esistente.
Al momento della domanda il richiedente deve essere disoccupato da almeno 180 giorni, ai sensi del D.Lgs. 150/2015, e deve aver sottoscritto il Patto di Servizio con uno dei Centri per l’Impiego competenti. Deve inoltre essere residente nella Regione Marche e avere un’età compresa tra 36 e 65 anni: in termini operativi deve aver già compiuto 36 anni e non aver ancora compiuto 66 anni.
Il richiedente non deve inoltre aver beneficiato, nei cinque anni precedenti, di altri contributi pubblici finalizzati alla creazione d’impresa, indipendentemente dal fatto che derivino da fondi regionali, nazionali o dell’Unione europea.
Possono partecipare anche gli italiani residenti all’estero
Il bando apre anche agli iscritti all’AIRE – Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. Per questi soggetti viene prevista una disciplina particolare: i requisiti relativi alla disoccupazione e alla residenza nelle Marche devono essere posseduti al momento della costituzione dell’impresa. Restano invece da rispettare gli altri requisiti soggettivi previsti dall’avviso.
La misura può quindi rappresentare anche uno strumento per favorire il ritorno nelle Marche di persone che vivono oggi all’estero e intendono avviare una propria attività nella regione.
Prima la domanda, poi si costituisce l’impresa
Questo è probabilmente il passaggio da controllare con maggiore attenzione: la nuova attività deve essere costituita dopo la presentazione della domanda.
Sono beneficiarie le nuove micro, piccole e medie imprese, gli studi professionali e le attività di libero professionista costituite o avviate dopo l’invio della richiesta. Aprire anticipatamente la nuova attività può quindi compromettere l’accesso alla misura.
Una volta ottenuta la comunicazione di ammissibilità, il soggetto deve costituire l’impresa o lo studio professionale entro 60 giorni.
Al momento dell’erogazione del contributo la nuova attività deve disporre di una sede operativa nelle Marche, che deve rimanere collegata all’attività finanziata per il periodo di stabilità previsto dall’avviso.
Ditta individuale, società, professionista o studio professionale
Il progetto non deve necessariamente trasformarsi in una società di capitali. Sono ammesse le micro, piccole e medie imprese, nonché attività di lavoro autonomo e studi professionali, singoli o associati.
Quando viene costituita una società composta esclusivamente da persone fisiche, il soggetto che ha presentato la domanda deve possedere almeno il 50% del capitale sociale e ricoprire la carica di amministratore.
Il bando può quindi adattarsi sia a chi vuole aprire una propria attività individuale sia a chi intende avviare un progetto insieme ad altri soci, purché rimanga centrale il ruolo del soggetto disoccupato che ha presentato la richiesta.
La prima finestra mette a disposizione 3,5 milioni
I 6,905 milioni complessivi sono suddivisi in due annualità.
La prima finestra, attualmente aperta, dispone di 3,5 milioni di euro. Considerando il contributo fisso di 20.000 euro, la dotazione corrisponde teoricamente a 175 nuovi progetti finanziabili.
La seconda finestra dispone invece di 3,405 milioni di euro e sarà aperta dal 1° al 30 settembre 2027.
È quindi importante correggere un dato della scheda Neskey: la seconda apertura non è il 1° settembre 2026, ma il 1° settembre 2027.
Non è un click day: conta la qualità del progetto
La procedura è valutativa a graduatoria. Non viene quindi premiato chi invia la domanda nei primi minuti dello sportello.
Per essere finanziabile il progetto deve ottenere almeno 60 punti su 100 e deve contemporaneamente raggiungere la soglia minima prevista per il criterio relativo al grado di affidabilità del progetto. Nell’edizione 2026 questa soglia corrisponde a un punteggio ponderato minimo di 6 punti sull’indicatore AFF.
Le richieste vengono poi finanziate seguendo l’ordine della graduatoria fino all’esaurimento delle risorse disponibili nella singola finestra.
In caso di parità viene data priorità al progetto che ottiene il migliore risultato sul criterio dell’efficacia potenziale e, in caso di ulteriore parità, al richiedente più anziano.
Questo significa che arrivare il 16 ottobre invece del 16 settembre non determina automaticamente una posizione peggiore, purché la domanda venga presentata entro il termine. Conviene quindi utilizzare il tempo disponibile per costruire un progetto convincente anziché concentrarsi esclusivamente sulla velocità di invio.
Il business plan è decisivo
Poiché il contributo non è legato alla somma delle fatture, il vero elemento centrale diventa la credibilità del progetto d’impresa.
La Regione valuta la capacità dell’iniziativa di funzionare realmente: coerenza dell’idea, sostenibilità economica, capacità professionali del proponente, organizzazione dell’attività e potenziale occupazionale devono essere descritti in modo convincente.
Il piano degli investimenti e delle spese dei primi dodici mesi serve quindi soprattutto a dimostrare che l’impresa dispone di una struttura finanziaria ragionevole e che i 20.000 euro rappresentano parte di un progetto economicamente sostenibile.
Per una nuova attività è quindi opportuno costruire un piano realistico su clienti potenziali, prezzi, concorrenza, costi fissi, investimenti iniziali e fabbisogno di liquidità.
20.000 euro anche se l’investimento previsto è superiore
Poiché il contributo è forfettario, aumentare artificialmente gli investimenti non aumenta il finanziamento. Se il progetto richiede 25.000, 40.000 o 70.000 euro per partire, l’agevolazione regionale resta comunque 20.000 euro.
Il piano economico deve quindi indicare anche come verrà finanziata la parte non coperta dal contributo: mezzi propri, eventuale credito bancario o altre fonti coerenti con le regole di cumulabilità.
È uno dei punti sui quali la Commissione può valutare concretamente l’affidabilità dell’iniziativa.
Il contributo è in de minimis
L’agevolazione rientra nel Regolamento UE 2023/2831 “de minimis”, che stabilisce in generale un limite di 300.000 euro di aiuti nell’arco di tre anni per l’impresa unica. Per una nuova impresa il plafond sarà generalmente libero, ma la verifica rimane necessaria quando il soggetto entra in una società collegata ad altre imprese o esistono situazioni che incidono sulla nozione europea di impresa unica.
Sono inoltre esclusi i settori che non possono beneficiare del regime de minimis generale, salvo le specifiche eccezioni previste dal regolamento quando l’impresa svolga anche attività ammissibili chiaramente separabili.
La nuova attività deve essere reale e operativa
Il fatto che non esista una rendicontazione analitica utilizzata per calcolare il contributo non significa che i 20.000 euro vengano concessi senza controlli.
Al termine del progetto occorre presentare una relazione finale che dimostri l’effettiva realizzazione dell’iniziativa e la coerenza dell’attività avviata rispetto al progetto approvato. La Regione può richiedere anche documentazione relativa alla sede, all’iscrizione previdenziale, alle autorizzazioni necessarie e altri elementi che dimostrino che l’attività è realmente operativa.
Il bando richiede quindi risultati concreti: l’obiettivo è creare nuove imprese e nuova occupazione, non semplicemente finanziare l’apertura formale di una partita IVA.
Domanda esclusivamente tramite SIFORM2
Le richieste devono essere presentate attraverso la piattaforma regionale SIFORM2. La prima finestra termina il 16 ottobre 2026. La Regione prevede di approvare la graduatoria entro 90 giorni dalla chiusura della finestra.
Considerando che oggi è 12 ottobre, per chi possiede già i requisiti restano quindi soltanto pochi giorni per presentare la domanda nella finestra 2026.
Per un disoccupato marchigiano tra 36 e 65 anni che abbia già un’idea imprenditoriale sufficientemente strutturata, il bando è interessante soprattutto per due motivi: 20.000 euro sono interamente a fondo perduto e non richiedono un investimento minimo parametrato al contributo. La vera selezione avviene però sul progetto: business plan, competenze del proponente, sostenibilità e capacità dell’attività di rimanere sul mercato saranno molto più importanti della semplice lista degli acquisti previsti.