Sviluppo Competenze PMI: nuovo sportello Invitalia fino al 21 dicembre 2026, contributi fino al 70%

Sviluppo Competenze PMI: nuovo sportello Invitalia fino al 21 dicembre 2026, contributi fino al 70%

È operativo il secondo sportello dell’incentivo “Sviluppo competenze specialistiche delle PMI”, promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e gestito da Invitalia per finanziare la formazione dei dipendenti delle PMI del Mezzogiorno sui temi dell’innovazione tecnologica e della transizione digitale e ambientale.

Le domande possono essere presentate fino alle ore 12:00 del 21 dicembre 2026 e il nuovo sportello dispone inizialmente di 12.449.676 euro, ai quali potranno aggiungersi eventuali risorse liberate dopo le istruttorie del precedente sportello.

Una quota pari al 40% delle risorse è riservata alle imprese appartenenti alle filiere automotive e moda, tessile e arredamento.

Non è una nuova misura del 20 ottobre

La comunicazione ricevuta il 20 ottobre 2026 va interpretata come aggiornamento di un incentivo già conosciuto.

Il primo sportello, segnalato nel marzo 2026, disponeva di 50 milioni di euro ed era stato aperto dal 21 aprile al 23 giugno 2026. La graduatoria per l’accesso alla fase istruttoria è stata pubblicata il 23 luglio.

Successivamente il MIMIT ha deciso di attivare una seconda procedura di selezione, disciplinata dal decreto direttoriale n. 2095 del 13 luglio 2026 e dalle ulteriori disposizioni del 28 luglio. Il nuovo sportello è aperto dal 10 settembre al 21 dicembre 2026.

Quindi non si tratta di un incentivo nato il 20 ottobre: ciò che conta commercialmente è che lo sportello è ancora pienamente aperto e rimangono circa due mesi per costruire una candidatura.

La grande esclusione: chi ha partecipato al primo sportello non può tornare

Questa è probabilmente la prima verifica da fare con ogni cliente.

Invitalia precisa che non possono accedere al secondo sportello le imprese che hanno già presentato domanda nel precedente sportello, aperto dal 21 aprile al 23 giugno.

L’esclusione vale anche se la nuova domanda riguarderebbe un percorso formativo differente.

Non conta quindi soltanto se l’impresa abbia ottenuto o meno il contributo.

Se ha già presentato una domanda nel primo sportello, il nuovo sportello non è utilizzabile.

Commercialmente conviene quindi chiedere immediatamente:

“Avete già presentato una domanda su Sviluppo Competenze tra aprile e giugno 2026?”

Se la risposta è sì, non ha senso procedere oltre.

Chi può partecipare

La misura è rivolta a micro, piccole e medie imprese che dispongano di almeno un’unità locale nelle seguenti regioni:

Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

La sede legale può trovarsi anche fuori da queste regioni: è importante che l’unità locale nella quale lavorano i dipendenti coinvolti nella formazione sia situata in uno dei sette territori ammessi. Anche imprese estere possono partecipare alle condizioni previste dalla disciplina.

L’impresa deve inoltre essere attiva, regolarmente iscritta al Registro delle imprese, possedere almeno un bilancio approvato oppure una dichiarazione dei redditi per le imprese individuali e società di persone, non essere in liquidazione o sottoposta a procedure concorsuali e risultare in regola anche con gli obblighi relativi alla copertura assicurativa contro i rischi catastrofali.

Non basta avere dipendenti: la formazione deve essere collegata alla transizione tecnologica, digitale o verde

Non è un fondo generalista per finanziare qualunque corso aziendale.

I percorsi devono essere direttamente collegati allo sviluppo di competenze necessarie alla trasformazione dell’impresa.

Gli ambiti ufficialmente ammessi comprendono:

Ambiti
Aerospazio e Difesa
Salute, alimentazione e qualità della vita
Industria intelligente e sostenibile, energia e ambiente
Turismo, patrimonio culturale e industria creativa
Agenda Digitale, Smart Communities e mobilità intelligente
Tecnologie digitali
Tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse
Biotecnologie
Processi di transizione verde e digitale

Questo rende la misura particolarmente interessante, per esempio, quando un’azienda sta introducendo nuovi processi digitali, automazione, nuovi sistemi produttivi, tecnologie sostenibili o strumenti software e deve contemporaneamente formare il proprio personale.

La formazione deve essere esclusivamente in presenza

Questo è un vincolo piuttosto importante.

Il MIMIT chiarisce nelle FAQ che la formazione deve avvenire esclusivamente in presenza, con contemporanea presenza fisica del docente e dei partecipanti.

Non sono ammesse:

formazione a distanza sincrona, formazione asincrona o formule miste.

Quando l’impresa non dispone di locali idonei, oppure quando servono laboratori o attrezzature particolari, il corso può svolgersi presso il fornitore della formazione o in un’altra sede tecnicamente idonea.

Per un progetto sovraregionale possono essere organizzati calendari distinti per le diverse imprese, ma sempre mantenendo la formazione in presenza.

Progetto da almeno 10.000 e massimo 60.000 euro per impresa

Ogni impresa deve presentare un progetto con costi ammissibili compresi tra:

10.000 euro minimo

e

60.000 euro massimo.

Nel caso dei progetti integrati sovraregionali questi limiti vengono applicati a ciascuna impresa partecipante, non all’intero progetto aggregato.

Quindi una singola PMI non può costruire un programma formativo da 150.000 euro e chiedere l’agevolazione sull’intero importo.

Contributo ordinario del 50%

La regola base indicata da Neskey è corretta.

Il contributo copre il 50% delle spese ammissibili ed è concesso in regime de minimis.

Per un progetto individuale:

Progetto ammissibile Contributo 50%
€10.000 €5.000
€20.000 €10.000
€40.000 €20.000
€60.000 €30.000

Quindi per una domanda individuale il contributo massimo effettivo è 30.000 euro per impresa.

Ma si può arrivare al 70%

La scheda Neskey del 20 ottobre parla soltanto del 50%.

In realtà esiste una configurazione più favorevole.

Quando più imprese presentano un progetto integrato sovraregionale, il contributo aumenta:

Impresa Contributo
Micro e piccola – progetto individuale 50%
Media – progetto individuale 50%
Micro/piccola – progetto sovraregionale 70%
Media – progetto sovraregionale 60%

Di conseguenza, sul progetto massimo di 60.000 euro:

micro e piccola impresa: fino a 42.000 euro;

media impresa: fino a 36.000 euro.

È una differenza notevole rispetto alla scheda sintetica.

Come funziona il progetto sovraregionale

Il progetto integrato può coinvolgere fino a 10 imprese.

Deve interessare unità locali situate in almeno due diverse regioni del Mezzogiorno e deve esistere una vera finalità condivisa: sviluppo comune, complementarità delle attività oppure un progetto collegato capace di produrre un vantaggio competitivo per le aziende partecipanti.

Non dovrebbe quindi essere un semplice raggruppamento artificiale creato soltanto per ottenere il 70%.

Un esempio più coerente potrebbe essere una filiera composta da produttore, fornitore e società collegata che operano in Campania e Puglia e devono acquisire competenze comuni su nuovi processi digitali o produttivi.

Interessante per gruppi e filiere

Qui vedo uno degli utilizzi commercialmente più interessanti per Atamai.

Se abbiamo più aziende collegate da una reale filiera produttiva, distribuite in almeno due regioni del Sud, potremmo strutturare una candidatura integrata e raggiungere intensità del 60-70%.

Il progetto può riguardare fino a dieci PMI, mantenendo per ciascuna il proprio limite di spesa da 10.000 a 60.000 euro.

Con dieci micro o piccole imprese e 60.000 euro di formazione per ciascuna, il progetto teorico complessivo potrebbe quindi raggiungere 600.000 euro di costi e 420.000 euro di contributi, fermo restando naturalmente il rispetto di tutti i requisiti, del de minimis individuale e della graduatoria.

Automotive, moda, tessile e arredamento hanno una riserva del 40%

Il nuovo sportello mantiene una riserva molto significativa:

40% delle risorse è destinato alle imprese delle filiere automotive e moda, tessile e arredamento.

Sul plafond iniziale di 12.449.676 euro significa circa 4,98 milioni di euro riservati a queste filiere.

Questo rende la misura particolarmente interessante per imprese manifatturiere del Sud appartenenti a questi comparti.

Solo dipendenti

La formazione deve interessare personale dipendente dell’impresa e impiegato presso le unità locali delle regioni ammesse.

Il MIMIT chiarisce che possono partecipare anche dipendenti in CIGO, purché per le ore di formazione non sia prevista la sospensione dell’attività lavorativa.

Sono invece esclusi i dipendenti in CIGS.

Non sono considerati partecipanti ammissibili soci o amministratori che non siano anche dipendenti dell’impresa, né lavoratori somministrati.

È quindi opportuno verificare l’elenco dei partecipanti prima di dimensionare il progetto economico.

Il fornitore della formazione deve essere indipendente

Il corso non può essere semplicemente organizzato internamente dall’impresa.

Il soggetto che eroga la formazione deve essere indipendente rispetto alla PMI beneficiaria e deve dimostrare esperienza nelle materie oggetto del progetto attraverso attività svolte almeno negli ultimi tre anni.

Non è invece obbligatorio che il fornitore possieda uno specifico accreditamento regionale o una certificazione particolare.

Possono essere utilizzati anche:

società di consulenza/formazione, manager qualificati, più fornitori nello stesso progetto e anche Università.

Il fornitore può inoltre avere sede in qualsiasi regione italiana oppure all’estero, purché possieda i requisiti richiesti.

Niente formatori interni

Il MIMIT è esplicito: non sono ammessi formatori interni all’impresa beneficiaria.

Questa è un’altra verifica molto pratica.

Se l’azienda vuole semplicemente destinare il proprio responsabile IT o il proprio responsabile di produzione alla formazione dei colleghi, non può utilizzare questa misura per valorizzarne il costo come docente.

Il contratto con il fornitore va firmato dopo la domanda

Questo è uno dei punti più delicati da ricordare al cliente.

Il contratto con il soggetto che eroga la formazione deve essere sottoscritto dopo la presentazione della domanda di agevolazione.

Dopo l’invio della domanda viene generato il CUP, che dovrà essere utilizzato nella documentazione prevista.

Quindi sarebbe rischioso far firmare subito all’impresa un contratto definitivo di formazione e soltanto successivamente pensare al bando.

L’ordine corretto è:

progetto → domanda Invitalia → CUP → contratto con il formatore → formazione.

Il contributo non viene calcolato semplicemente sulle fatture

La misura utilizza un sistema di costi unitari standardizzati.

Il valore ammissibile viene determinato con la formula:

tariffa oraria regionale × numero di ore di formazione × numero di partecipanti.

La tariffa regionale così determinata copre l’insieme dei costi ammissibili dell’operazione.

Questa modalità è molto importante nella fase di progettazione perché il valore teorico della domanda deve essere ricostruito partendo da:

numero dei dipendenti coinvolti, ore previste e tariffa riconosciuta per la regione interessata.

Non è quindi sufficiente ricevere un preventivo da 60.000 euro dal formatore e assumere automaticamente che 60.000 euro siano ammissibili.

Quali costi sono considerati dalla misura

Il sistema dei costi unitari prende in considerazione le categorie previste dalla disciplina europea, tra cui costi dei formatori, spese direttamente legate alla formazione, consulenze connesse al progetto e costo dei lavoratori partecipanti per le ore trascorse in formazione.

La rendicontazione economica viene però semplificata proprio mediante l’applicazione della tariffa oraria standard.

Sei mesi per partire, dodici mesi per completare

Dopo la concessione del contributo il percorso formativo deve iniziare entro 6 mesi.

La formazione deve poi essere completata entro 12 mesi dalla concessione.

È prevista la possibilità di una proroga ulteriore fino a 6 mesi.

È una graduatoria: presentare prima non significa essere finanziati

Neskey correttamente classifica la procedura come valutativa a graduatoria.

Tutte le domande vengono ordinate secondo un punteggio; l’istruttoria avviene successivamente seguendo l’ordine della graduatoria fino a esaurimento delle risorse.

I criteri considerano principalmente:

Criterio Cosa premia
A consistenza della base occupazionale interessata
B quota di dipendenti coinvolti nella formazione
C ampiezza degli ambiti formativi
D appartenenza a un contratto di rete di filiera
E attività manifatturiera – sezione C ATECO 2025

Il contratto di rete vale 3 punti, mentre lo svolgimento di attività manifatturiera primaria nella sezione C ATECO 2025 attribuisce 5 punti.

Interessante per le piccole imprese: conta quanto personale coinvolgono

Uno degli aspetti più intelligenti della graduatoria è il criterio B.

Non conta soltanto avere molti dipendenti: viene valutato il rapporto tra i lavoratori coinvolti nella formazione e l’organico dell’impresa.

Una piccola azienda che forma quasi tutto il personale può quindi ottenere un punteggio elevato anche se, in valore assoluto, coinvolge meno persone rispetto a una media impresa.

Per questo il progetto va costruito partendo anche dalla struttura dell’organico.

Rating di legalità e parità di genere aumentano il punteggio

Il possesso del Rating di legalità aumenta del 5% il punteggio complessivo.

La certificazione della parità di genere produce un ulteriore +5%.

Se l’impresa possiede entrambi, il punteggio viene quindi incrementato complessivamente del 10%.

Non aumenta il contributo: migliora esclusivamente la posizione in graduatoria.

Per i progetti integrati sovraregionali le premialità vengono riconosciute quando almeno la metà delle imprese partecipanti possiede la relativa certificazione.

In caso di parità non conta subito chi ha cliccato prima

Il decreto del 28 luglio 2026 ha precisato anche i criteri di spareggio.

In caso di parità prevale prima il progetto che ha ottenuto il punteggio migliore sul coinvolgimento del personale.

Se la parità permane viene confrontato il punteggio relativo agli ambiti formativi.

Soltanto in caso di ulteriore parità entra in gioco l’ordine cronologico di presentazione.

Quindi non è un click day.

È più importante costruire bene la candidatura che presentarla il prima possibile.

De minimis: da controllare sempre prima

L’intero contributo viene concesso ai sensi del Regolamento UE 2023/2831 de minimis.

Occorre quindi verificare il plafond disponibile dell’impresa unica, tenendo conto degli aiuti ottenuti nel periodo rilevante.

Questa verifica è particolarmente importante nei progetti sovraregionali, dove il contributo può arrivare a 42.000 euro per ciascuna micro o piccola impresa.

Cosa è cambiato rispetto alla prima scheda Neskey

La prima segnalazione del 25 marzo 2026 riportava:

Prima finestra Seconda finestra
21 aprile 2026 10 settembre 2026
23 giugno 2026 21 dicembre 2026
€50 milioni €12.449.676 iniziali
50% contributo 50% base
— 60-70% nei progetti sovraregionali
Tutte le PMI ammissibili escluso chi aveva già fatto domanda nel primo sportello

La modifica fondamentale non è quindi il tipo di agevolazione: cambia soprattutto la nuova finestra disponibile, il plafond e la platea effettivamente ammessa.

È commercialmente interessante? Sì, ma va selezionato bene il target

Per Atamai non lo vedrei come un bando da inviare indiscriminatamente a tutte le aziende del Sud.

Il target più interessante è costituito da PMI con dipendenti nelle sette regioni ammesse che:

stanno effettivamente introducendo innovazione digitale, tecnologie produttive o processi green; non hanno partecipato alla prima finestra; possiedono sufficiente capienza de minimis; hanno diversi dipendenti da coinvolgere; appartengono eventualmente al manifatturiero, a un contratto di rete o alle filiere automotive/moda-tessile-arredo.

Ancora più interessante può essere lavorare su più clienti contemporaneamente quando esiste una vera filiera distribuita su almeno due regioni del Sud: in quel caso possiamo verificare la costruzione di un progetto integrato e passare dal 50% al 60-70% di contributo.

Fonti

Ministero delle Imprese e del Made in Italy – pagina ufficiale Sviluppo Competenze, aggiornata con il secondo sportello, gli ambiti formativi, le percentuali e la riserva per le filiere automotive e moda-tessile-arredamento.

Invitalia – Sviluppo competenze specialistiche delle PMI, secondo sportello dal 10 settembre al 21 dicembre 2026, dotazione iniziale di 12.449.676 euro ed esclusione delle imprese già candidate nel primo sportello.

Invitalia – sezioni ufficiali A chi si rivolge, Cosa si può fare e Le agevolazioni, con requisiti, progetti sovraregionali, spese e intensità.

MIMIT – FAQ Sviluppo Competenze, con chiarimenti su fornitori, dipendenti, modalità esclusivamente in presenza, graduatoria e premialità.

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Atamai può verificare preliminarmente l’ammissibilità dell’impresa e costruire il progetto partendo non soltanto dal corso da finanziare, ma soprattutto dalla graduatoria: numero dei dipendenti coinvolti, ambiti formativi, settore ATECO, eventuale contratto di rete, Rating di legalità, certificazione di parità di genere e disponibilità de minimis.

Per imprese collegate da una reale filiera e presenti in almeno due regioni del Mezzogiorno possiamo inoltre valutare un progetto integrato sovraregionale, che consente di aumentare il contributo al 70% per micro e piccole imprese e al 60% per le medie.

La prima verifica da fare è molto semplice: l’impresa non deve avere già presentato domanda al primo sportello aprile-giugno 2026.

Email: Info@atamai.it