Conciliazione vita-lavoro: fino a 12.000 euro per la nuova certificazione UNI/PdR 192:2026
È operativo il nuovo programma nazionale “Il lavoro a misura di famiglia”, promosso dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia e dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri insieme a Unioncamere, per accompagnare le imprese verso la nuova certificazione UNI/PdR 192:2026 sulla conciliazione tra vita familiare e lavoro.
La misura dispone complessivamente di 7,5 milioni di euro e punta a portare circa 1.000 imprese alla certificazione nell’arco di un anno. Le domande sono aperte dalle ore 10:00 del 21 settembre 2026 e vengono esaminate con procedura a sportello secondo l’ordine cronologico di presentazione, fino a esaurimento delle risorse.
Non è la certificazione della parità di genere
La prima distinzione importante è questa. La UNI/PdR 192:2026 non coincide con la UNI/PdR 125:2022 sulla parità di genere, anche se i due sistemi possono essere complementari.
La nuova prassi è dedicata specificamente alla capacità dell’organizzazione di costruire un sistema strutturato di conciliazione tra lavoro, famiglia e vita privata, trasformando misure spesso gestite in maniera informale – flessibilità, welfare, sostegno alla genitorialità, caregiver, organizzazione degli orari – in politiche aziendali definite, misurabili e sottoposte a verifica.
UNI descrive la prassi come un vero sistema di gestione, dotato di requisiti, indicatori e meccanismi di monitoraggio e miglioramento continuo. Non basta quindi dichiarare di essere un’azienda “family friendly”: occorre dimostrarlo attraverso procedure, responsabilità, obiettivi e KPI.
Possono partecipare imprese di qualsiasi dimensione
L’Avviso è nazionale. Possono accedere le imprese che abbiano sede legale o operativa in Italia, partita IVA attiva e almeno un dipendente regolarmente assunto.
L’impresa deve inoltre essere nel pieno esercizio dei propri diritti, non trovarsi in liquidazione volontaria o in procedure finalizzate alla liquidazione, risultare regolare sotto il profilo amministrativo, previdenziale e contributivo e disporre di DURC regolare.
Per le aziende soggette agli obblighi relativi al collocamento mirato deve essere rispettata anche la disciplina sulle assunzioni obbligatorie.
Le imprese con più di 50 dipendenti devono inoltre allegare la ricevuta relativa alla trasmissione del Rapporto periodico sulla situazione del personale maschile e femminile previsto dall’articolo 46 del D.Lgs. 198/2006.
La misura non è riservata alle PMI, ma il Governo ha previsto una quota di riserva del 60% delle risorse destinata proprio alle micro, piccole e medie imprese.
Prima della domanda bisogna superare un test
L’accesso non è automatico.
L’impresa deve prima effettuare online un test di pre-screening, cioè un’autovalutazione del proprio livello di maturità sui temi della conciliazione vita-lavoro. Solo se viene raggiunta la soglia minima prevista per la dimensione aziendale è possibile procedere con la richiesta di agevolazione.
Se il risultato è insufficiente, il test può essere ripetuto. Unioncamere precisa però che è opportuno ripeterlo soltanto dopo aver introdotto effettivi interventi di miglioramento, perché le risposte vengono successivamente dichiarate dall’impresa sotto la propria responsabilità.
Questo passaggio rende il bando diverso da molte misure tradizionali: non si finanzia un’impresa che parte completamente da zero, ma un’organizzazione che possiede già un livello minimo di maturità sufficiente per intraprendere concretamente il percorso di certificazione.
Prima agevolazione: fino a sei giornate di consulenza gratuita
La prima linea di intervento finanzia i servizi di assistenza tecnica e accompagnamento necessari per preparare l’impresa alla certificazione.
Ogni azienda può ricevere fino a 6 giornate di consulenza specialistica. Il valore riconosciuto dall’Avviso è pari a 409,84 euro per giornata, per un sostegno massimo teorico di 2.459,04 euro.
Le attività vengono svolte da professionisti qualificati inseriti in un apposito Elenco ufficiale dei consulenti costituito da Unioncamere. Possono essere professionisti individuali oppure società di consulenza e altri soggetti collettivi che abbiano superato la procedura di selezione.
L’obiettivo dell’accompagnamento è individuare le carenze emerse dal pre-screening, strutturare le procedure necessarie, predisporre la documentazione e portare l’azienda nelle condizioni di affrontare l’audit di certificazione.
Seconda agevolazione: pagata la prima certificazione
La seconda linea copre invece i costi sostenuti per ottenere la prima certificazione UNI/PdR 192:2026.
L’impresa deve rivolgersi a un Organismo di Certificazione accreditato presente nell’apposito elenco di Unioncamere e allegare alla domanda il relativo preventivo.
Il contributo massimo dipende dal numero di addetti equivalenti dell’organizzazione:
| Addetti equivalenti | Audit previsto | Contributo massimo |
|---|---|---|
| Da 1 a 5 | 1,5 giornate | € 1.800 |
| Da 5,1 a 10 | 2 giornate | € 2.400 |
| Da 10,1 a 15 | 2,5 giornate | € 3.000 |
| Da 15,1 a 25 | 3 giornate | € 3.600 |
| Da 25,1 a 45 | 4 giornate | € 4.800 |
| Da 45,1 a 65 | 5 giornate | € 6.000 |
| Da 65,1 a 85 | 6 giornate | € 7.200 |
| Da 85,1 a 125 | 7 giornate | € 8.400 |
| Da 125,1 a 175 | 8 giornate | € 9.600 |
| Da 175,1 a 249 | 9 giornate | € 10.800 |
| Oltre 250 | 10 giornate | € 12.000 |
Gli importi sono indicati al netto dell’IVA.
Quindi il riferimento sintetico a un contributo “fino a 12.000 euro” è corretto, ma il massimale è raggiungibile soltanto dalle organizzazioni con oltre 250 addetti equivalenti. Una piccola impresa con fino a cinque addetti ha invece un tetto di 1.800 euro per l’audit di certificazione.
Il contributo non viene normalmente versato all’impresa
Anche il meccanismo di erogazione è particolare.
Dopo l’audit e il rilascio della certificazione, il contributo riconosciuto per il servizio viene liquidato direttamente da Unioncamere all’Organismo di Certificazione. Entro i massimali previsti, l’impresa evita quindi di dover sostenere direttamente il costo agevolato della certificazione.
Non siamo quindi davanti a un normale contributo in conto capitale nel quale l’azienda sostiene una spesa e mesi dopo ne riceve il rimborso sul proprio conto corrente.
Il sistema è stato costruito soprattutto come servizio gratuito o fortemente agevolato: consulenza specialistica da una parte e copertura dell’audit di certificazione dall’altra.
È possibile chiedere anche soltanto la certificazione
Le due linee sono complementari, ma Unioncamere chiarisce che l’impresa può presentare domanda anche per il solo contributo relativo alla certificazione, senza necessariamente richiedere il voucher per l’assistenza tecnica.
Questa possibilità è particolarmente interessante per le aziende che hanno già strutturato internamente politiche di welfare, sistemi HR, procedure per la flessibilità o strumenti di monitoraggio e ritengono di essere già sufficientemente vicine ai requisiti UNI/PdR 192:2026.
Un vantaggio ulteriore per chi ha già la certificazione di parità di genere o Family Audit
Le imprese che possiedono già una certificazione UNI/PdR 125:2022 sulla parità di genere oppure il Family Audit possono ottenere un contributo aggiuntivo una tantum pari a 450 euro, destinato a coprire i costi della sorveglianza annuale o del rinnovo di tali certificazioni.
La misura incoraggia quindi l’integrazione tra diversi sistemi organizzativi invece di considerare ogni certificazione come un percorso completamente separato.
Per un’azienda già certificata sulla parità di genere può avere particolare senso valutare se una parte dei processi, dei dati e delle politiche già costruite possa essere utilizzata anche per sviluppare più rapidamente il sistema di gestione dedicato alla conciliazione vita-lavoro.
Cosa deve fare concretamente l’impresa
Il percorso previsto da Unioncamere è strutturato in tre fasi.
La prima consiste nel pre-screening e nella presentazione della domanda attraverso ReStart.
Dopo l’ammissione, l’impresa può utilizzare le giornate di accompagnamento con un esperto qualificato per lavorare sulle aree nelle quali il sistema aziendale non è ancora sufficientemente strutturato.
Infine viene eseguito l’audit da parte dell’Organismo di Certificazione accreditato. Se l’esito è positivo viene rilasciata la UNI/PdR 192:2026 e il contributo per il costo dell’audit viene liquidato secondo le modalità previste dall’Avviso.
Non significa semplicemente introdurre lo smart working
La certificazione è molto più ampia dell’adozione di uno o due strumenti di welfare.
UNI descrive un sistema che interessa le modalità con cui l’organizzazione gestisce genitorialità, caregiver, flessibilità, welfare, cultura aziendale, organizzazione del lavoro, responsabilità, monitoraggio e miglioramento continuo. La prassi utilizza specifici KPI e prevede sette aree di valutazione.
Un’azienda che abbia introdotto smart working o orari flessibili dispone quindi di alcuni elementi utili, ma non è automaticamente pronta alla certificazione.
Occorre verificare che le misure siano inserite in un sistema coerente, siano conosciute dai lavoratori, vengano applicate concretamente e siano misurabili attraverso indicatori.
Una misura potenzialmente interessante anche dal punto di vista contributivo
Il Governo ha collegato alla nuova certificazione anche un esonero dal versamento dei contributi previdenziali per le imprese certificate.
È però importante distinguere le due cose: l’Avviso Unioncamere attualmente aperto finanzia assistenza e certificazione, mentre la concreta applicazione dello sgravio contributivo segue la relativa disciplina previdenziale.
Per una valutazione economica completa conviene quindi non fermarsi ai 1.800-12.000 euro di costo della certificazione coperto dalla misura, ma verificare anche gli eventuali benefici contributivi effettivamente applicabili all’impresa una volta conseguito il certificato.
Sportello cronologico: conta presentare la domanda presto
Le richieste vengono istruite in ordine cronologico di arrivo, senza attendere una graduatoria finale. Unioncamere ha un massimo di 90 giorni dalla presentazione per effettuare l’istruttoria.
Non esiste quindi un punteggio con il quale confrontarsi con le altre aziende: una volta superato il pre-screening e verificati i requisiti, diventa importante presentare una domanda corretta prima che le risorse vengano impegnate.
L’Avviso prevede che tutti i percorsi finanziati di accompagnamento e certificazione vengano completati entro il 30 giugno 2027.
Domanda attraverso ReStart
La domanda deve essere presentata telematicamente attraverso la piattaforma ReStart di Infocamere.
Tra la documentazione richiesta rientrano il risultato del test di pre-screening, il modulo delle dichiarazioni firmato digitalmente e, per chi richiede il contributo per la certificazione, il preventivo di un Organismo di Certificazione presente nell’elenco ufficiale. Per le imprese con più di 50 dipendenti deve essere allegata anche la documentazione relativa al rapporto periodico sulla situazione del personale.
La domanda può essere materialmente predisposta e trasmessa anche da un soggetto delegato attraverso la funzione dedicata di ReStart, ma la documentazione deve comunque essere firmata dal titolare o dal legale rappresentante dell’impresa.
Per le PMI il vantaggio è soprattutto organizzativo
Per una piccola impresa gli importi del contributo per la certificazione non sono enormi se confrontati con un normale bando per investimenti. Il valore della misura sta però nel finanziare quasi completamente un percorso che normalmente richiederebbe consulenza organizzativa, preparazione documentale e audit di certificazione.
La riserva del 60% delle risorse alle MPMI conferma inoltre che l’intervento è stato costruito proprio per evitare che il costo e la complessità organizzativa della certificazione diventino una barriera per le aziende più piccole.
Per le imprese che hanno già introdotto sistemi di welfare, flessibilità organizzativa, smart working, strumenti per la genitorialità o politiche strutturate per i caregiver, può quindi essere il momento utile per verificare se quelle iniziative possano essere trasformate in un vero sistema certificato UNI/PdR 192:2026.
Fonti
Dipartimento per le Politiche della Famiglia – comunicazione ufficiale sul programma da 7,5 milioni di euro, riserva del 60% alle MPMI, obiettivo di 1.000 imprese e apertura dello sportello.
Unioncamere – Avviso per le imprese “Il lavoro a misura di famiglia”, con requisiti, documentazione, percorso di accompagnamento e tabella dei contributi da 1.800 a 12.000 euro.
Unioncamere – FAQ ufficiali relative a pre-screening, procedura a sportello, contributo aggiuntivo di 450 euro e modalità operative.
UNI – informazioni ufficiali sulla UNI/PdR 192:2026, sul sistema di gestione e sulle aree di valutazione della conciliazione vita familiare-lavoro.
Vuoi capire se la tua azienda è già abbastanza strutturata per ottenere la certificazione UNI/PdR 192:2026?
Atamai può effettuare una verifica preliminare dell’organizzazione aziendale, individuare gli eventuali gap rispetto ai requisiti della nuova prassi e valutare con l’impresa il percorso più efficace per accedere ai contributi e arrivare alla certificazione.
Possiamo inoltre verificare se procedure e strumenti già presenti – welfare aziendale, smart working, flessibilità, politiche per genitorialità e caregiver, sistemi HR o certificazione della parità di genere – possano essere valorizzati all’interno del nuovo sistema di gestione.
Contatta Atamai per una verifica preliminare della tua azienda e dell’accesso all’agevolazione.
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