Credito Futuro Marche 2026: fondo perduto, interessi e garanzia per investimenti fino a 200.000 euro
Regione Marche ha finanziato attraverso Credito Futuro Marche – Fondo Nuovo Credito, sezione Investimenti e Liquidità 2026 un pacchetto particolarmente articolato di agevolazioni per le PMI: contributo a fondo perduto sull’investimento, abbattimento degli interessi bancari, riduzione dei costi della garanzia Confidi e riassicurazione pubblica del finanziamento.
La misura riguardava progetti compresi tra 40.000 e 200.000 euro, con la possibilità di includere fino al 40% di esigenze di liquidità. Lo sportello, aperto il 9 settembre, è stato però sospeso il 7 ottobre 2026 per raggiungimento del limite delle risorse disponibili. Regione Marche ha comunicato il 13 ottobre che sono state presentate e finanziate 564 domande, per 11,4 milioni di euro di contributi, circa 58 milioni di nuovi finanziamenti bancari e 63 milioni di investimenti programmati.
La misura resta comunque importante da conoscere sia per le imprese già entrate nello sportello sia perché il modello Credito Futuro Marche è stato utilizzato più volte dalla Regione e può essere riproposto attraverso nuove dotazioni o successive edizioni.
Non è un semplice contributo a fondo perduto
Il Fondo utilizza contemporaneamente quattro strumenti:
- una garanzia rilasciata dal Confidi, a sua volta riassicurata con risorse pubbliche;
- un contributo per ridurre i costi della garanzia;
- un contributo per abbattere gli interessi del finanziamento bancario;
- un contributo a fondo perduto sull’investimento.
La riassicurazione pubblica copre l’80% della garanzia rilasciata dal Confidi, mentre la garanzia del Confidi può arrivare a sua volta fino all’80% del finanziamento. La riassicurazione non viene materialmente versata all’impresa: serve a ridurre il rischio dell’operazione finanziaria e, di conseguenza, a facilitare l’accesso al credito.
È quindi scorretto leggere la misura come un semplice “contributo del 16%”. Il vantaggio deve essere scomposto nelle sue diverse componenti.
Fondo perduto del 10%, fino a 10.000 euro
La componente più immediata è il contributo in conto investimenti.
Regione Marche riconosce un contributo a fondo perduto pari al 10% dell’importo del progetto, con un limite massimo di 10.000 euro.
Questo significa, ad esempio:
| Progetto | Fondo perduto |
|---|---|
| €40.000 | €4.000 |
| €60.000 | €6.000 |
| €80.000 | €8.000 |
| €100.000 | €10.000 |
| €150.000 | €10.000 |
| €200.000 | €10.000 |
Oltre i 100.000 euro di progetto, quindi, il contributo a fondo perduto non aumenta ulteriormente.
La restante parte dell’investimento, al netto di eventuali altre agevolazioni compatibili, deve essere sostenuta dal finanziamento bancario collegato alla misura. Il prestito deve inoltre essere di importo superiore al contributo a fondo perduto.
Fino a 7.000 euro per abbattere gli interessi
La seconda componente è il contributo in conto interessi.
Il Fondo riconosce fino al 100% del valore attualizzato degli interessi calcolati convenzionalmente con un tasso del 2,5%, con un massimale di 7.000 euro. Se il TAN effettivamente applicato dalla banca è inferiore al 2,5%, il beneficio viene naturalmente limitato al tasso realmente sostenuto dall’impresa.
Il contributo viene erogato in un’unica soluzione dopo la realizzazione del progetto.
Non significa quindi che il finanziamento bancario diventi automaticamente a tasso zero: l’effetto dipende dal TAN applicato, dall’importo, dalla durata e dal piano di ammortamento.
Fino a 4.000 euro per il costo della garanzia Confidi
La terza agevolazione rimborsa parte del costo sostenuto dall’impresa per ottenere la garanzia del Confidi.
Il rimborso può arrivare allo 0,60% annuo dell’importo nominale della garanzia, con un massimo complessivo di 4.000 euro. Non vengono invece rimborsati costi diversi, come eventuali quote sociali o cauzioni.
Il Confidi riceve l’importo dal gestore di Credito Futuro Marche e lo trasferisce all’impresa beneficiaria.
Il beneficio monetario massimo è quindi 21.000 euro
Sommando le tre componenti che possono trasformarsi direttamente in un beneficio economico per l’impresa troviamo:
- €10.000 massimo di fondo perduto;
- €7.000 massimo in conto interessi;
- €4.000 massimo per i costi della garanzia.
Il massimo teorico è quindi 21.000 euro, cui si aggiunge il vantaggio finanziario derivante dalla riassicurazione pubblica della garanzia.
Per questo il dato riportato nella sintesi Neskey di “intensità 16% – massimo 32.000 euro” non è il modo corretto di rappresentare il bando 2026 secondo il Regolamento ufficiale e non lo utilizzerei nell’articolo.
Progetti da 40.000 a 200.000 euro
L’investimento complessivo ammesso deve essere compreso tra:
- 40.000 euro minimo;
- 200.000 euro massimo.
Il progetto deve essere composto per almeno il 60% da veri investimenti e può contenere al massimo il 40% di capitale circolante e liquidità.
Questa distinzione è fondamentale.
Su un progetto di 100.000 euro, ad esempio, almeno 60.000 euro devono essere investimenti e al massimo 40.000 possono rappresentare circolante.
Su un progetto da 200.000 euro occorrono invece almeno 120.000 euro di investimenti.
Il Fondo non è quindi una linea di credito destinata esclusivamente alla liquidità aziendale: la componente finanziaria deve accompagnare un vero progetto di sviluppo.
Finanziamento bancario fino a 190.000 euro
Il prestito collegato al progetto deve avere un importo compreso tra:
- 36.000 euro minimo;
- 190.000 euro massimo.
La durata può andare da 36 a 96 mesi, comprendendo un eventuale preammortamento massimo di 12 mesi.
Si tratta quindi di finanziamenti che possono essere strutturati anche su otto anni, caratteristica interessante soprattutto quando l’investimento comprende macchinari, ampliamenti immobiliari o interventi produttivi con tempi di ritorno più lunghi.
Macchinari, strutture e ampliamenti aziendali
Il piano degli investimenti può comprendere l’acquisto, la costruzione, l’ampliamento e l’ammodernamento delle strutture operative dell’azienda.
Sono inoltre ammessi macchinari e attrezzature nuovi di fabbrica.
È quindi una misura utilizzabile per molti dei classici progetti di sviluppo di una PMI: nuova linea produttiva, automazione, ampliamento dello stabilimento, nuove attrezzature o riorganizzazione della capacità produttiva.
Software e brevetti
Rientrano espressamente anche software, brevetti e servizi collegati al programma di investimento.
La misura può quindi essere utilizzata anche da imprese con progetti fortemente orientati alla digitalizzazione, alla proprietà intellettuale o all’innovazione dei processi.
Anche partecipazione a fiere
Il Regolamento include tra le spese finanziabili anche la partecipazione a fiere e manifestazioni.
Per un’impresa che stia affrontando contemporaneamente investimento produttivo e ingresso in nuovi mercati può quindi essere possibile costruire un piano integrato nel quale una parte delle risorse venga dedicata alla promozione commerciale.
Veicoli sì, ma solo per trasporto merci e a basse emissioni
Sono ammessi automezzi nuovi di fabbrica a basse emissioni destinati al trasporto di merci, sia via terra sia via mare, purché siano strettamente funzionali all’attività aziendale.
Sono invece esclusi i veicoli utilizzati esclusivamente per il trasporto di persone.
Una normale automobile aziendale non può quindi essere inserita semplicemente perché utilizzata dal personale.
Scorte e liquidità fino al 40%
Il Fondo ammette anche l’acquisto di scorte e altre esigenze di liquidità, purché complessivamente la parte di circolante non superi il 40% del progetto.
È uno degli aspetti più interessanti rispetto ai classici bandi per investimenti, che spesso finanziano esclusivamente beni ammortizzabili.
La liquidità non deve necessariamente essere direttamente riconducibile al singolo investimento, ma deve essere rappresentata analiticamente nella domanda e risultare coerente con il fabbisogno aziendale.
Fotovoltaico possibile, ma solo per autoconsumo
Il Regolamento pone un limite specifico agli impianti di produzione di energia.
Non sono ammessi impianti destinati a produrre energia elettrica in quantità eccedente l’autoconsumo oppure installati al di fuori degli edifici e delle relative pertinenze utilizzati per l’attività aziendale.
Un impianto fotovoltaico dimensionato in funzione dei consumi dello stabilimento può quindi rientrare nel progetto, mentre non è questa la misura adatta per realizzare un impianto destinato prevalentemente alla vendita di energia.
IVA ammissibile
Un elemento non comune in molti bandi è che, sulla base della disciplina indicata nel Regolamento, anche l’IVA può essere considerata ammissibile.
Questo aspetto deve comunque essere verificato rispetto alla singola operazione e alla corretta applicazione delle regole di ammissibilità del programma.
PMI e professionisti
Possono beneficiare della misura le micro, piccole e medie imprese, compresi i lavoratori autonomi titolari di partita IVA. L’attività finanziata deve avere una sede operativa nelle Marche. È possibile presentare domanda anche prima dell’apertura della sede regionale, purché questa venga attivata entro il termine previsto per realizzare il progetto.
Per i professionisti non iscritti al Registro delle imprese è ammessa esclusivamente la partita IVA individuale: gli studi associati non rientrano tra i beneficiari indicati dal Regolamento.
Sono esclusi, tra gli altri, alcuni ambiti relativi a tabacco, produzione agricola primaria, pesca e acquacoltura secondo le condizioni indicate dalla disciplina europea applicabile.
Serve anche la polizza catastrofale
Le imprese soggette all’obbligo previsto dalla legge devono essere in regola con la polizza assicurativa contro eventi catastrofali sia al momento della domanda sia al momento dell’erogazione dell’agevolazione.
È quindi uno dei controlli da effettuare prima ancora di avviare l’iter con banca e Confidi.
La procedura passa obbligatoriamente da banca e Confidi
L’impresa non presenta semplicemente una domanda online alla Regione.
Occorre innanzitutto rivolgersi a un Confidi convenzionato, definire il progetto e chiedere contemporaneamente il finanziamento bancario.
Quando la pratica arriva al gestore di Credito Futuro Marche devono risultare già presenti:
- la delibera della banca sul finanziamento;
- la delibera del Confidi sulla garanzia.
Il Confidi, delegato dall’impresa, trasmette poi la richiesta al gestore di Credito Futuro Marche.
È quindi uno strumento nel quale la finanza agevolata e la normale istruttoria creditizia devono essere coordinate fin dall’inizio.
Le spese non possono essere anticipate
Il progetto deve essere realizzato entro 12 mesi dalla comunicazione di concessione dell’agevolazione.
Inoltre, fatture e pagamenti devono essere successivi alla concessione dell’agevolazione da parte del Confidi convenzionato; quando viene utilizzato il regime di esenzione, anche l’obbligazione giuridicamente vincolante deve sorgere successivamente alla data prevista dal Regolamento.
Questo significa che iniziare l’investimento troppo presto può compromettere l’ammissibilità delle spese.
Cumulabile anche con Nuova Sabatini
Il Regolamento conferma espressamente la compatibilità con la Nuova Sabatini e con altre misure fiscali, purché vengano rispettate le rispettive norme sul cumulo e il divieto di doppio finanziamento.
È un aspetto particolarmente interessante.
Un’impresa che acquista macchinari può quindi valutare una struttura nella quale il finanziamento venga assistito da Credito Futuro Marche e contemporaneamente l’investimento sfrutti altri incentivi compatibili.
Naturalmente il calcolo va effettuato sul singolo progetto, considerando intensità massime e medesimi costi ammissibili.
De minimis oppure GBER
Il regime ordinario è il de minimis ai sensi del Regolamento UE 2023/2831, ma il Regolamento consente in alternativa, quando ne ricorrono le condizioni, l’utilizzo degli articoli 17 o 22 del GBER.
Questa possibilità può essere importante quando l’impresa abbia già utilizzato una parte consistente del proprio plafond de minimis.
Lo sportello è già esaurito
La scheda sintetica Neskey riporta come scadenza il 9 settembre 2030, ma questa data rappresenta l’orizzonte amministrativo generale dello strumento e non significa che oggi sia possibile presentare domanda.
La pagina ufficiale della Regione registra la sospensione dello sportello alle 11:59 del 7 ottobre 2026, per raggiungimento del limite delle risorse disponibili.
Il giorno 13 ottobre Regione Marche ha poi pubblicato i risultati: 564 domande finanziate, 11,4 milioni di contributi, 58 milioni di nuovi prestiti e 63 milioni di investimenti programmati. La leva finanziaria ottenuta è stata pari a circa 5,3 volte la dotazione regionale.
Questo è un dato utile anche per il futuro: il Fondo ha assorbito le risorse in meno di un mese, confermando una domanda molto elevata da parte delle imprese.
Per un’eventuale nuova edizione sarà quindi essenziale muoversi prima dell’apertura, coordinando progetto, preventivi, banca e Confidi.
Fonti
Regione Marche – pagina ufficiale Fondo Nuovo Credito – Investimenti e Liquidità 2026, con comunicazione della sospensione per esaurimento delle risorse.
Regione Marche – Regolamento attuativo FNC-INV-LIQ2026, con struttura dell’agevolazione, beneficiari, finanziamenti, spese ammissibili e regole sul cumulo.
Regione Marche – comunicato del 13 ottobre 2026 con i risultati definitivi dello sportello 2026.
Stai programmando un investimento nelle Marche e vuoi prepararti per la prossima opportunità di Credito Futuro?
Lo sportello 2026 ha esaurito le risorse, ma il risultato ottenuto conferma l’importanza di preparare prima dell’apertura il progetto e la struttura finanziaria.
Atamai può analizzare investimenti previsti, fabbisogno di liquidità, finanziamento bancario e agevolazioni cumulabili, valutando anche la possibile integrazione con Nuova Sabatini e altri incentivi disponibili.
In questo modo, in presenza di una nuova dotazione o di una successiva edizione, l’impresa può arrivare allo sportello con investimento, banca, Confidi e piano delle agevolazioni già impostati.
Contatta Atamai per una verifica preliminare del tuo piano di investimento.
Email: Info@atamai.it