Fonti rinnovabili Emilia-Romagna 2026 contributi fino al 40% e a 250.000 euro per le PMI

Fonti rinnovabili Emilia-Romagna 2026: contributi fino al 40% e a 250.000 euro per le PMI

La Regione Emilia-Romagna ha programmato un nuovo intervento destinato a sostenere gli investimenti delle piccole e medie imprese nella produzione e nell’utilizzo di energia da fonti rinnovabili.

La denominazione istituzionale attualmente utilizzata nel calendario del Programma regionale FESR è:

“Priorità 2, Azione 2.2.2 – Supporto all’utilizzo di energie rinnovabili nelle imprese”

L’obiettivo è aiutare le PMI a ridurre la dipendenza dall’energia acquistata dalla rete, contenere i costi di approvvigionamento e diminuire le emissioni climalteranti attraverso impianti destinati principalmente all’autoconsumo.

La dotazione finanziaria programmata ammonta a:

3.000.000 di euro

Il calendario ufficiale FESR conferma che il bando sarà rivolto alle PMI e sarà finanziato nell’ambito dell’obiettivo europeo dedicato alla promozione delle energie rinnovabili.

I dati operativi anticipati per la nuova finestra prevedono:

  • apertura il 30/09/2026;
  • scadenza il 15/11/2026;
  • procedura valutativa con graduatoria;
  • contributo in conto capitale fino al 40%;
  • contributo massimo di 250.000 euro.

Avvertenza sulla pubblicazione del bando definitivo

Alla data del 30/07/2026, la Regione ha inserito l’intervento nel calendario ufficiale dei bandi FESR, ma non ha ancora pubblicato nella pagina istituzionale il collegamento al testo integrale dell’avviso, alla delibera di approvazione e alla modulistica.

Il calendario regionale riporta infatti l’intervento senza la dicitura “pubblicato” e senza un collegamento diretto al bando, diversamente da quanto avviene per gli avvisi già operativi.

Di conseguenza:

  • la dotazione di 3 milioni di euro;
  • la platea delle PMI;
  • l’inquadramento nell’Azione 2.2.2;

sono già confermati pubblicamente dalla Regione.

Le date, la percentuale del 40%, il contributo massimo di 250.000 euro e gli altri dati operativi dovranno invece essere riconfermati nel provvedimento definitivo.

Il testo integrale potrà inoltre introdurre:

  • un orario preciso di apertura e chiusura;
  • un investimento minimo;
  • percentuali differenziate in base alla dimensione dell’impresa;
  • premialità territoriali o ambientali;
  • limiti di potenza;
  • specifici regimi di aiuto;
  • esclusioni settoriali;
  • vincoli sulle tecnologie;
  • requisiti tecnici per l’autoconsumo.

Ente proponente e soggetto gestore

L’intervento è promosso dalla:

Regione Emilia-Romagna

Il programma di finanziamento è:

Programma regionale FESR Emilia-Romagna 2021-2027

L’avviso rientra nella:

Priorità 2 – Sostenibilità, decarbonizzazione, biodiversità e resilienza

L’azione di riferimento è:

Azione 2.2.2 – Supporto all’utilizzo di energie rinnovabili nelle imprese

L’obiettivo specifico europeo consiste nel promuovere le energie rinnovabili in conformità alla Direttiva UE n. 2018/2001, compresi i criteri di sostenibilità previsti dalla normativa comunitaria.

La Regione considera l’efficienza energetica e l’elettrificazione alimentata da fonti rinnovabili strumenti centrali per:

  • ridurre i consumi;
  • migliorare la competitività delle imprese;
  • diminuire le emissioni;
  • aumentare la sicurezza energetica;
  • ridurre l’esposizione alle variazioni dei prezzi;
  • favorire la transizione verso processi produttivi a minore intensità di carbonio.

Finalità del bando

L’intervento punta a sostenere investimenti che consentano alle imprese di produrre energia pulita da utilizzare nelle proprie attività.

Gli obiettivi possono essere sintetizzati in:

  • aumento della produzione energetica da fonti rinnovabili;
  • incremento dell’autoconsumo;
  • riduzione dell’energia prelevata dalla rete;
  • diminuzione delle emissioni di gas a effetto serra;
  • maggiore stabilità dei costi energetici;
  • aumento della competitività;
  • riduzione della dipendenza dai combustibili fossili;
  • maggiore resilienza dei processi produttivi.

L’azione regionale non dovrebbe essere interpretata come un incentivo generalizzato all’installazione di impianti destinati prevalentemente alla vendita dell’energia.

Il progetto dovrà essere costruito sul fabbisogno dell’impresa e sulla quota di energia effettivamente utilizzabile nel sito produttivo.

Beneficiari

Il calendario ufficiale identifica come beneficiarie le:

piccole e medie imprese

La formulazione comprende normalmente:

  • microimprese;
  • piccole imprese;
  • medie imprese.

La dimensione aziendale deve essere calcolata secondo la normativa europea, considerando:

  • numero degli occupati;
  • fatturato;
  • totale di bilancio;
  • partecipazioni;
  • imprese associate;
  • imprese collegate;
  • società controllanti;
  • società controllate.

Una società con pochi dipendenti non è automaticamente una PMI quando appartiene a un gruppo che supera i parametri europei.

Il testo definitivo dovrà chiarire se potranno partecipare:

  • imprese individuali;
  • società di persone;
  • società di capitali;
  • cooperative;
  • consorzi;
  • reti di impresa;
  • soggetti iscritti al Repertorio economico amministrativo;
  • professionisti;
  • ESCo.

Il calendario regionale, al momento, richiama genericamente le PMI e non permette di confermare queste ulteriori categorie.

Grandi imprese

Le grandi imprese non sono indicate tra i beneficiari del nuovo invito.

Il precedente bando energetico regionale del 2022 ammetteva anche le grandi imprese, le aggregazioni in contratto di rete, i soggetti iscritti al REA e i consorzi con attività esterna. Il nuovo calendario 2026 restringe invece espressamente la platea alle PMI.

Salvo diversa previsione del provvedimento definitivo, una grande impresa dovrebbe quindi essere considerata esclusa.

Area geografica

Gli investimenti dovranno essere realizzati in:

Emilia-Romagna

L’impresa dovrà presumibilmente possedere o attivare una sede o un’unità locale nel territorio regionale.

Il progetto dovrà essere collegato a un sito produttivo nel quale:

  • si svolge l’attività economica;
  • sono registrati consumi energetici;
  • viene installato l’impianto;
  • viene utilizzata l’energia prodotta;
  • vengono sostenute le spese;
  • saranno mantenuti i beni finanziati.

Il testo definitivo dovrà precisare il momento entro il quale l’unità locale deve risultare attiva:

  • alla presentazione;
  • alla concessione;
  • oppure alla conclusione del progetto.

Unità locale e sito produttivo

Prima della domanda è opportuno verificare:

  • visura camerale;
  • indirizzo;
  • codice ATECO;
  • titolo di disponibilità;
  • intestazione delle utenze;
  • POD elettrico;
  • consumi storici;
  • potenza impegnata;
  • destinazione urbanistica;
  • autorizzazioni;
  • eventuali vincoli.

La localizzazione formale non dovrebbe essere sufficiente quando l’impianto viene effettivamente installato o utilizzato in un’altra sede.

Attività economiche ammesse

Il calendario non contiene ancora l’elenco dei codici ATECO.

Il bando definitivo potrà:

  • ammettere tutti i settori extra-agricoli;
  • prevedere un elenco di codici;
  • escludere produzione agricola primaria;
  • introdurre condizioni particolari per trasformazione agroalimentare, pesca, acquacoltura, trasporti o produzione energetica;
  • distinguere i regimi di aiuto applicabili.

Prima di sostenere costi, l’impresa dovrà verificare sia il codice ATECO principale sia quello dell’unità locale nella quale viene realizzato l’investimento.

Imprese in difficoltà

I bandi FESR generalmente richiedono che il beneficiario:

  • sia attivo;
  • non si trovi in liquidazione;
  • non sia sottoposto a procedure concorsuali incompatibili;
  • non sia un’impresa in difficoltà ai sensi della normativa europea, quando il regime applicato lo prevede;
  • non sia destinatario di un ordine di recupero pendente;
  • sia in regola con gli obblighi contributivi;
  • rispetti le norme in materia di sicurezza.

La formulazione definitiva di questi requisiti dovrà essere letta nel bando 2026.

Dotazione finanziaria

La Regione ha programmato:

3.000.000 di euro

La disponibilità è indicativa fino all’approvazione definitiva dell’avviso e potrà essere:

  • confermata;
  • aumentata;
  • ripartita in riserve;
  • integrata con economie;
  • distinta per dimensione d’impresa o territorio.

La dotazione relativamente contenuta rende prevedibile una selezione competitiva.

Con un contributo medio di 150.000 euro, potrebbero essere finanziati circa 20 progetti.

Con un contributo massimo di 250.000 euro, le risorse sarebbero sufficienti, in termini puramente teorici, per circa 12 domande.

Il numero effettivo dipenderà:

  • dagli investimenti presentati;
  • dalle percentuali applicate;
  • dalle eventuali premialità;
  • dagli esiti dell’istruttoria;
  • dalla rimodulazione dei progetti;
  • dalle rinunce.

Forma dell’agevolazione

Il sostegno è previsto sotto forma di:

contributo a fondo perduto in conto capitale

L’intensità massima anticipata è:

40% delle spese ammissibili

Il contributo massimo previsto è:

250.000 euro

La quota residua dell’investimento dovrà essere sostenuta dall’impresa attraverso:

  • risorse proprie;
  • finanziamento bancario;
  • leasing, soltanto se ammesso;
  • altri strumenti compatibili;
  • eventuali incentivi cumulabili.

Il bando definitivo dovrà chiarire se il 40% rappresenta:

  • un’aliquota unica;
  • un massimo raggiungibile con premialità;
  • una percentuale riservata alle micro e piccole imprese;
  • un’intensità differenziata in base al regime di aiuto.

Calcolo del contributo

Un investimento ammissibile di 100.000 euro potrebbe generare:

  • contributo al 40%: 40.000 euro;
  • quota a carico dell’impresa: 60.000 euro;
  • IVA ed eventuali spese escluse: a carico dell’impresa.

Un progetto da 300.000 euro potrebbe generare:

  • contributo: 120.000 euro;
  • quota aziendale: 180.000 euro.

Un progetto da 500.000 euro potrebbe generare:

  • contributo: 200.000 euro;
  • quota aziendale: 300.000 euro.

Per raggiungere il contributo massimo di 250.000 euro con l’aliquota del 40%, occorrerebbe una spesa ammissibile di almeno:

625.000 euro

Il calcolo è:

250.000 ÷ 40% = 625.000 euro.

Un investimento superiore a 625.000 euro potrebbe comunque ricevere al massimo 250.000 euro, salvo eventuali modifiche introdotte dal bando definitivo.

Investimento minimo

Il valore minimo del progetto non risulta ancora pubblicato dalla Regione.

Il bando potrebbe introdurre una soglia minima per evitare il finanziamento di impianti di dimensione ridotta.

Prima di definire l’investimento occorre quindi verificare:

  • spesa minima;
  • spesa massima;
  • contributo minimo;
  • massimali unitari;
  • potenza minima;
  • eventuali soglie differenziate.

Autoconsumo aziendale

Il concetto centrale della misura è l’autoconsumo.

L’energia prodotta dovrebbe essere utilizzata prevalentemente per alimentare:

  • macchinari;
  • linee produttive;
  • impianti;
  • illuminazione;
  • climatizzazione;
  • refrigerazione;
  • sistemi informatici;
  • magazzini;
  • attività operative della sede.

Il progetto dovrà probabilmente dimostrare il rapporto tra:

  • consumo storico;
  • produzione attesa;
  • curva oraria dei consumi;
  • potenza dell’impianto;
  • quota autoconsumata;
  • energia immessa in rete.

Un impianto sovradimensionato rispetto al fabbisogno aziendale potrebbe non essere ammissibile oppure potrebbe subire una riduzione della spesa riconosciuta.

Come calcolare il fabbisogno

L’impresa dovrebbe raccogliere almeno:

  • bollette degli ultimi 12 o 24 mesi;
  • consumi mensili;
  • consumi orari, quando disponibili;
  • potenza impegnata;
  • profilo settimanale;
  • turni di lavoro;
  • periodi di chiusura;
  • eventuali ampliamenti;
  • nuovi macchinari;
  • interventi di elettrificazione programmati.

La produzione dell’impianto dovrebbe essere stimata attraverso:

  • potenza nominale;
  • orientamento;
  • inclinazione;
  • ombreggiamenti;
  • producibilità locale;
  • perdite;
  • degrado;
  • disponibilità della fonte;
  • capacità dell’accumulo.

Impianti fotovoltaici

Il fotovoltaico dovrebbe rappresentare una delle principali tecnologie finanziabili, ma la sua ammissibilità dovrà essere confermata nel bando.

Un progetto fotovoltaico può comprendere:

  • moduli;
  • inverter;
  • strutture di supporto;
  • quadri;
  • cablaggi;
  • sistemi di protezione;
  • sistemi di monitoraggio;
  • opere strettamente necessarie;
  • sistemi di accumulo;
  • connessione;
  • progettazione.

La relazione tecnica dovrebbe indicare:

  • potenza in kWp;
  • superficie utilizzata;
  • produzione annua attesa;
  • consumo della sede;
  • percentuale di autoconsumo;
  • energia immessa;
  • riduzione di CO₂;
  • tempi di realizzazione;
  • titolo autorizzativo.

Fotovoltaico sulle coperture

Un impianto installato sulla copertura di un edificio produttivo richiede la verifica di:

  • disponibilità dell’immobile;
  • portata strutturale;
  • stato della copertura;
  • presenza di amianto;
  • vincoli;
  • orientamento;
  • ombreggiamenti;
  • sicurezza;
  • prevenzione incendi;
  • connessione;
  • compatibilità con eventuali futuri lavori.

Il bando dovrà chiarire se siano ammissibili:

  • rifacimento della copertura;
  • rimozione dell’amianto;
  • consolidamento;
  • opere strutturali;
  • costi antincendio;
  • bonifica.

Queste voci non devono essere inserite automaticamente senza una previsione espressa.

Impianti a terra

La nuova disciplina regionale sulle aree idonee orienta lo sviluppo degli impianti verso aree già urbanizzate, produttive o compromesse e introduce specifiche limitazioni per le superfici agricole.

Un impianto a terra dovrà quindi essere verificato rispetto a:

  • classificazione urbanistica;
  • area idonea;
  • consumo di suolo;
  • vincoli paesaggistici;
  • autorizzazioni;
  • disponibilità del terreno;
  • connessione;
  • eventuale attività agricola;
  • norme comunali.

Per una PMI extra-agricola, le coperture, i parcheggi e le superfici già urbanizzate possono rappresentare soluzioni più facilmente coerenti con l’impostazione regionale.

Sistemi di accumulo

Il bando potrebbe finanziare batterie collegate agli impianti rinnovabili.

Un sistema di accumulo permette di utilizzare in momenti successivi l’energia prodotta durante le ore nelle quali il consumo aziendale è più basso.

La relazione dovrebbe specificare:

  • capacità in kWh;
  • potenza;
  • tecnologia;
  • numero di cicli;
  • rendimento;
  • vita utile;
  • garanzia;
  • sistema di gestione;
  • integrazione con l’impianto;
  • incremento dell’autoconsumo.

L’accumulo dovrebbe essere dimensionato sulla curva dei consumi e non soltanto sulla potenza dell’impianto.

Solare termico

Gli impianti solari termici possono essere pertinenti per imprese che utilizzano acqua calda o calore nei propri processi.

Esempi:

  • strutture ricettive;
  • lavanderie;
  • imprese alimentari;
  • palestre;
  • attività sanitarie;
  • processi produttivi a bassa temperatura.

Il progetto dovrebbe indicare:

  • fabbisogno termico;
  • combustibile sostituito;
  • superficie dei collettori;
  • accumulo;
  • produzione termica;
  • riduzione delle emissioni;
  • integrazione con gli impianti esistenti.

L’effettiva ammissibilità dovrà essere confermata.

Pompe di calore

Una pompa di calore non è automaticamente un impianto di produzione rinnovabile nel senso richiesto dal bando.

Potrebbe essere ammessa:

  • come componente integrata;
  • quando alimentata dall’impianto rinnovabile;
  • quando produce energia termica rinnovabile;
  • nel rispetto dei coefficienti prestazionali stabiliti.

La semplice sostituzione di un impianto di climatizzazione potrebbe invece rientrare in una misura di efficienza energetica e non nell’Azione 2.2.2.

Biomassa e biogas

Gli impianti alimentati da biomassa o biogas richiedono un’analisi particolarmente attenta dei criteri di sostenibilità.

Il bando potrebbe richiedere:

  • origine delle biomasse;
  • tracciabilità;
  • riduzione delle emissioni;
  • limiti alle polveri;
  • autorizzazioni;
  • approvvigionamento;
  • divieto di utilizzo di determinate materie;
  • conformità alla Direttiva RED;
  • rispetto della qualità dell’aria.

Non devono essere considerati automaticamente finanziabili.

Geotermia

Gli investimenti geotermici possono comprendere:

  • sonde;
  • pozzi;
  • pompe di calore geotermiche;
  • sistemi di scambio;
  • impianti termici;
  • monitoraggio.

La fattibilità dipende da:

  • caratteristiche del sito;
  • autorizzazioni;
  • disponibilità del sottosuolo;
  • vincoli;
  • fabbisogno termico;
  • resa;
  • sostenibilità ambientale.

Eolico e mini-idroelettrico

Queste tecnologie possono essere coerenti con l’Azione 2.2.2, ma il loro inserimento nel bando 2026 deve essere verificato.

Un impianto eolico richiede:

  • misurazioni della risorsa;
  • localizzazione;
  • autorizzazione;
  • distanze;
  • rumore;
  • paesaggio;
  • connessione.

Un impianto idroelettrico richiede:

  • disponibilità della risorsa idrica;
  • concessione;
  • compatibilità ambientale;
  • deflusso ecologico;
  • autorizzazioni;
  • opere civili.

Colonnine di ricarica

Le infrastrutture di ricarica potrebbero essere ammesse soltanto quando strettamente collegate all’impianto rinnovabile e al sistema di autoconsumo.

Il bando dovrà chiarire se potranno essere finanziate:

  • colonnine private per la flotta aziendale;
  • infrastrutture aperte al pubblico;
  • sistemi di gestione;
  • adeguamenti elettrici;
  • accumuli;
  • pensiline fotovoltaiche.

Non è opportuno inserire una colonnina come voce isolata senza una chiara relazione con la produzione rinnovabile.

Interventi di efficienza energetica

Il nuovo avviso è programmato esclusivamente sull’Azione 2.2.2.

Non risulta quindi, allo stato attuale, un bando congiunto per:

  • cappotti;
  • serramenti;
  • caldaie;
  • relamping;
  • isolamento;
  • efficientamento dei macchinari;
  • miglioramento sismico.

Questi interventi erano invece presenti nel precedente bando regionale del 2022, che combinava le Azioni 2.1.2, 2.2.2 e 2.4.1.

Nel 2026 l’intervento sembra concentrato sulla produzione rinnovabile.

Le opere di efficientamento potranno essere riconosciute soltanto se espressamente previste o se strettamente accessorie all’impianto.

Spese che potrebbero essere ammesse

In attesa del testo definitivo, le categorie tecnicamente coerenti con l’Azione 2.2.2 possono comprendere:

  • acquisto degli impianti;
  • moduli e generatori;
  • inverter;
  • sistemi di accumulo;
  • strutture;
  • cablaggi;
  • quadri;
  • sistemi di controllo;
  • misuratori;
  • software di gestione;
  • opere elettriche;
  • opere edili strettamente necessarie;
  • installazione;
  • collaudo;
  • connessione;
  • progettazione;
  • direzione lavori;
  • certificazioni;
  • studi tecnici.

L’ammissibilità effettiva e i relativi limiti percentuali dovranno essere verificati nel bando.

Spese tecniche

Il provvedimento potrà riconoscere:

  • diagnosi;
  • progettazione;
  • relazioni specialistiche;
  • pratica di connessione;
  • direzione lavori;
  • coordinamento della sicurezza;
  • collaudo;
  • certificazione;
  • asseverazioni;
  • verifiche DNSH.

È probabile che venga previsto un limite percentuale sul valore delle opere.

Non devono essere inseriti costi generici di consulenza fiscale o amministrativa.

Spese potenzialmente escluse

Salvo diversa disposizione, è prudente non considerare finanziabili:

  • impianti usati;
  • leasing;
  • acquisto di terreni;
  • acquisto di immobili;
  • capitale circolante;
  • costi ordinari;
  • manutenzione;
  • riparazioni;
  • impianti già realizzati;
  • interventi obbligatori per legge;
  • IVA recuperabile;
  • interessi;
  • spese bancarie;
  • consulenza fiscale;
  • pubblicità;
  • personale interno;
  • beni non collegati alla produzione rinnovabile;
  • progetti destinati prevalentemente alla vendita dell’energia.

Data iniziale delle spese

Uno dei punti più delicati sarà la data di avvio.

Prima della presentazione della domanda è prudente non:

  • sottoscrivere ordini vincolanti;
  • accettare definitivamente un’offerta;
  • versare acconti;
  • effettuare pagamenti;
  • ricevere fatture;
  • iniziare i lavori;
  • consegnare il cantiere;
  • installare componenti;
  • attivare contratti di fornitura.

La richiesta di preventivi, l’analisi dei consumi e la progettazione preliminare devono essere gestite senza creare un impegno irrevocabile.

Il bando definitivo dovrà indicare se le spese tecniche sostenute prima della domanda possano beneficiare di una specifica deroga.

Titolo di disponibilità dell’immobile

L’impresa dovrà dimostrare di poter installare e mantenere l’impianto.

Il titolo può consistere in:

  • proprietà;
  • diritto reale;
  • locazione;
  • leasing immobiliare;
  • comodato;
  • concessione;
  • altro contratto ammissibile.

La durata deve essere compatibile con:

  • realizzazione;
  • rendicontazione;
  • vincolo di stabilità;
  • vita utile dell’investimento.

Quando l’immobile appartiene a un soggetto terzo, è opportuno acquisire:

  • autorizzazione ai lavori;
  • consenso alla domanda;
  • disciplina della proprietà dell’impianto;
  • impegno al mantenimento;
  • regolazione dell’energia prodotta;
  • durata adeguata.

Autorizzazioni

Prima della domanda occorre verificare:

  • edilizia libera;
  • procedura abilitativa semplificata;
  • autorizzazione unica;
  • vincolo paesaggistico;
  • vincolo culturale;
  • prevenzione incendi;
  • autorizzazione ambientale;
  • connessione alla rete;
  • eventuale valutazione d’impatto;
  • nulla osta del proprietario;
  • autorizzazioni condominiali.

Un progetto privo della necessaria maturità autorizzativa potrebbe perdere punti o non riuscire a rispettare i tempi.

Preventivo di connessione

Per gli impianti elettrici può essere necessario disporre:

  • della richiesta di connessione;
  • del preventivo del distributore;
  • dell’accettazione;
  • della soluzione tecnica;
  • dei tempi;
  • del costo;
  • delle opere necessarie.

Le tempistiche della connessione possono essere più lunghe rispetto alla sola installazione fisica.

Il cronoprogramma deve quindi considerare anche il distributore di rete.

Diagnosi energetica

Il precedente bando energetico regionale richiedeva obbligatoriamente una diagnosi energetica redatta da un tecnico abilitato secondo la norma UNI CEI EN 16247.

Non è ancora possibile affermare che lo stesso documento sarà obbligatorio nel 2026.

È comunque consigliabile predisporre un’analisi tecnica che contenga:

  • consumi storici;
  • profilo di carico;
  • processo produttivo;
  • fonti utilizzate;
  • produzione prevista;
  • autoconsumo;
  • emissioni evitate;
  • confronto tra situazione iniziale e finale;
  • sostenibilità economica;
  • tempo di ritorno.

DNSH

Il Programma FESR applica il principio:

Do No Significant Harm – non arrecare un danno significativo all’ambiente

Il progetto dovrà quindi essere valutato rispetto a:

  • mitigazione climatica;
  • adattamento ai cambiamenti climatici;
  • risorse idriche;
  • economia circolare;
  • prevenzione dell’inquinamento;
  • biodiversità.

Potrebbero essere richiesti documenti relativi a:

  • gestione dei rifiuti;
  • recupero dei componenti;
  • sostanze pericolose;
  • resilienza climatica;
  • provenienza dei materiali;
  • fine vita;
  • conformità degli impianti.

Climate proofing

Per i progetti infrastrutturali con durata significativa può essere richiesta una verifica della resilienza climatica.

L’analisi può considerare:

  • alluvioni;
  • temperature elevate;
  • grandine;
  • vento;
  • siccità;
  • incendi;
  • dissesto;
  • eventi estremi.

Un impianto fotovoltaico, per esempio, dovrebbe essere progettato valutando:

  • carichi;
  • fissaggi;
  • drenaggio;
  • impermeabilizzazione;
  • resistenza dei moduli;
  • protezione elettrica;
  • continuità operativa.

Regime di aiuto

Il bando definitivo dovrà indicare se il contributo sarà concesso:

  • in regime “de minimis”;
  • ai sensi del Regolamento generale di esenzione per categoria;
  • attraverso una combinazione dei due regimi;
  • secondo intensità differenziate.

L’impresa dovrebbe ricostruire preventivamente:

  • aiuti “de minimis” degli ultimi tre anni;
  • composizione dell’impresa unica;
  • partecipazioni;
  • società collegate;
  • altri incentivi;
  • contributi sugli stessi costi.

Cumulo

La possibilità di associare il contributo regionale ad altri incentivi dovrà essere espressamente verificata.

Possono essere rilevanti:

  • incentivi GSE;
  • tariffa per l’energia condivisa;
  • crediti d’imposta;
  • iperammortamento;
  • Conto Termico;
  • finanziamenti del Fondo Energia;
  • certificati bianchi;
  • garanzie pubbliche;
  • contributi camerali.

Per ogni combinazione occorre verificare:

  • stessa spesa;
  • regime di aiuto;
  • intensità massima;
  • divieto di doppio finanziamento;
  • costo effettivamente rimasto a carico dell’impresa;
  • compatibilità tecnica.

Autoconsumo e vendita delle eccedenze

Il bando potrà consentire l’immissione in rete delle eccedenze, purché l’impianto rimanga dimensionato sull’autoconsumo.

È importante distinguere:

  • energia prodotta;
  • energia autoconsumata istantaneamente;
  • energia accumulata;
  • energia prelevata;
  • energia immessa.

Un progetto con una quota elevata di vendita potrebbe risultare meno coerente con la finalità dell’Azione 2.2.2.

Procedura di selezione

La procedura anticipata è:

valutativa a graduatoria

Le domande non saranno quindi finanziate soltanto in base all’ordine di arrivo.

Ogni progetto potrà ricevere un punteggio sulla base dei criteri stabiliti nel bando.

La graduatoria verrà finanziata fino a esaurimento dei 3 milioni di euro disponibili.

Possibili elementi di valutazione

La griglia definitiva non è ancora pubblicata.

In coerenza con l’azione e con gli indirizzi regionali, potrebbero assumere rilievo:

  • quantità di energia rinnovabile prodotta;
  • quota di autoconsumo;
  • riduzione delle emissioni;
  • rapporto tra investimento e produzione;
  • maturità tecnica;
  • disponibilità delle autorizzazioni;
  • qualità della relazione;
  • localizzazione;
  • dimensione dell’impresa;
  • carattere energivoro;
  • presenza di un sistema di gestione energetica;
  • capacità finanziaria;
  • sostenibilità del progetto.

Un atto di indirizzo regionale ha inoltre chiesto di valutare forme di maggiore sostegno per le imprese energivore e per quelle situate nelle aree “Pianura Est”, “Pianura Ovest” e “Agglomerato urbano di Bologna”, interessate dalle problematiche di qualità dell’aria. Queste priorità non possono però essere considerate criteri definitivi fino alla pubblicazione del bando.

Premialità

Il testo potrebbe riconoscere premialità per:

  • rating di legalità;
  • certificazione della parità di genere;
  • impresa femminile;
  • impresa giovanile;
  • incremento occupazionale;
  • localizzazione in area montana o interna;
  • certificazione ISO 50001;
  • presenza di un Energy Manager;
  • impresa energivora;
  • riqualificazione di siti esistenti;
  • maggiore riduzione delle emissioni;
  • sistemi di accumulo.

Questi elementi derivano dall’esperienza dei precedenti bandi regionali e non devono essere considerati confermati per il 2026.

Punteggio minimo

Il bando potrà stabilire una soglia minima.

Un progetto formalmente ammissibile ma tecnicamente debole potrebbe quindi non entrare in graduatoria.

Per prepararsi è opportuno predisporre una relazione capace di quantificare:

  • fabbisogno;
  • energia prodotta;
  • energia autoconsumata;
  • riduzione dei prelievi;
  • riduzione delle emissioni;
  • risparmio economico;
  • tempo di ritorno;
  • vita utile;
  • capacità finanziaria.

Come presentare la domanda

Il canale ufficiale non è ancora indicato nella pagina del calendario.

I bandi regionali FESR vengono normalmente gestiti attraverso:

Sfinge 2020

La piattaforma è utilizzata dalla Regione per la presentazione delle domande, il caricamento degli allegati e la successiva rendicontazione di numerose misure FESR. Anche il precedente bando energetico delle imprese veniva presentato mediante Sfinge 2020.

La conferma definitiva dovrà arrivare dal bando 2026.

L’accesso richiederà presumibilmente:

  • SPID;
  • CIE;
  • CNS;
  • profilo del legale rappresentante;
  • eventuale delega;
  • firma digitale;
  • PEC.

Apertura e scadenza

La finestra operativa anticipata è:

apertura: 30/09/2026

scadenza: 15/11/2026

L’orario non è ancora confermato.

Il bando definitivo dovrà precisare:

  • ora di apertura;
  • ora di chiusura;
  • eventuale precaricamento;
  • possibilità di chiusura anticipata;
  • modalità di firma;
  • protocollazione;
  • dimensione degli allegati.

Documenti da preparare

L’impresa può iniziare a organizzare:

  • visura camerale;
  • dichiarazione PMI;
  • organigramma societario;
  • dati delle imprese collegate;
  • DURC;
  • bilanci;
  • titolo sull’immobile;
  • bollette;
  • dati di consumo;
  • profilo di carico;
  • relazione energetica;
  • progetto;
  • preventivi;
  • richiesta di connessione;
  • autorizzazioni;
  • planimetrie;
  • schemi elettrici;
  • cronoprogramma;
  • piano finanziario;
  • documentazione sugli aiuti;
  • eventuali certificazioni;
  • dichiarazioni DNSH.

Preventivi

I preventivi dovrebbero essere:

  • dettagliati;
  • intestati all’impresa;
  • recenti;
  • comparabili;
  • emessi da fornitori indipendenti;
  • completi delle caratteristiche tecniche.

Dovrebbero distinguere:

  • componenti;
  • quantità;
  • potenza;
  • installazione;
  • opere;
  • sicurezza;
  • connessione;
  • progettazione;
  • collaudo;
  • manutenzione;
  • garanzia;
  • software;
  • accumulo.

Una voce generica come “impianto fotovoltaico completo” non permette di verificare adeguatamente la congruità.

Capacità finanziaria

Il contributo coprirà al massimo una parte del progetto.

L’impresa dovrà dimostrare di poter sostenere:

  • almeno il 60% della spesa;
  • IVA;
  • costi esclusi;
  • eventuali aumenti;
  • anticipazioni ai fornitori;
  • spese prima del saldo.

È opportuno predisporre:

  • delibera bancaria;
  • attestazione di disponibilità;
  • capitale proprio;
  • finanziamento;
  • flussi di cassa;
  • cronoprogramma dei pagamenti.

Erogazione del contributo

Il testo definitivo dovrà chiarire se saranno previsti:

  • anticipo;
  • stati di avanzamento;
  • saldo unico;
  • garanzia fideiussoria;
  • rendicontazione a costi reali;
  • rendicontazione semplificata.

In assenza di anticipazione, l’impresa dovrà sostenere e pagare integralmente le spese prima di ricevere il contributo.

Rendicontazione

La documentazione potrà comprendere:

  • fatture;
  • bonifici;
  • estratti conto;
  • ordini;
  • contratti;
  • documenti di trasporto;
  • dichiarazioni di conformità;
  • collaudi;
  • fotografie;
  • matricole;
  • certificazioni;
  • autorizzazioni;
  • connessione;
  • entrata in esercizio;
  • report di produzione;
  • relazione finale;
  • verifiche DNSH.

Fatture

Prima dell’emissione occorre verificare se il bando richieda:

  • CUP;
  • codice progetto;
  • riferimento FESR;
  • azione 2.2.2;
  • dicitura di annullamento;
  • descrizione dettagliata;
  • matricola;
  • sede dell’intervento.

Una fattura generica può essere dichiarata non ammissibile.

Pagamenti

È opportuno utilizzare:

  • bonifico bancario;
  • ricevuta bancaria;
  • carta aziendale;
  • altri strumenti espressamente ammessi.

Devono essere evitati:

  • contanti;
  • pagamenti da conti personali;
  • pagamenti effettuati dai soci;
  • compensazioni;
  • pagamenti di terzi;
  • quietanze non riconciliabili;
  • pagamenti cumulativi privi di dettaglio.

Vincoli di mantenimento

Gli impianti finanziati dovranno essere mantenuti per un periodo stabilito dal bando.

Per le PMI, i programmi FESR prevedono normalmente un vincolo pluriennale sulla stabilità delle operazioni.

Durante il periodo non dovrebbero verificarsi:

  • vendita dell’impianto;
  • trasferimento fuori regione;
  • cessazione dell’unità locale;
  • cambio di destinazione;
  • utilizzo incompatibile;
  • modifica sostanziale;
  • delocalizzazione;
  • perdita della proprietà o disponibilità.

Comunicazione del finanziamento

Il beneficiario dovrà rispettare gli obblighi di comunicazione del Programma FESR.

Potrebbero essere richiesti:

  • poster;
  • targa;
  • pagina web;
  • loghi;
  • descrizione del progetto;
  • indicazione del contributo europeo;
  • utilizzo dell’identità visiva regionale.

La mancata comunicazione può determinare rettifiche o riduzioni.

Esempio: impianto fotovoltaico da 250.000 euro

Una PMI manifatturiera presenta un progetto composto da:

  • moduli;
  • inverter;
  • strutture;
  • sistema di accumulo;
  • opere elettriche;
  • monitoraggio;
  • progettazione.

Spesa ammissibile:

250.000 euro

Contributo al 40%:

100.000 euro

Quota dell’impresa:

150.000 euro

La relazione dovrebbe indicare:

  • consumi annui;
  • produzione attesa;
  • autoconsumo;
  • riduzione dei prelievi;
  • emissioni evitate;
  • risparmio economico.

Esempio: progetto da 625.000 euro

Una media impresa realizza:

  • impianto fotovoltaico;
  • pensiline;
  • accumulo;
  • sistema di gestione;
  • connessione;
  • opere accessorie.

Spesa riconosciuta:

625.000 euro

Contributo massimo al 40%:

250.000 euro

Quota a carico dell’impresa:

375.000 euro

Un eventuale costo superiore non aumenterebbe il contributo oltre il massimale.

Esempio: impianto sovradimensionato

Un’impresa consuma 300 MWh annui e propone un impianto capace di produrre 900 MWh.

Il progetto potrebbe risultare poco coerente con l’autoconsumo, perché una parte prevalente dell’energia sarebbe destinata alla rete.

L’impresa dovrebbe valutare:

  • riduzione della potenza;
  • introduzione di un accumulo;
  • elettrificazione di consumi;
  • nuovi processi;
  • autoconsumo a distanza, soltanto se ammesso;
  • configurazioni energetiche consentite.

Esempio: impresa con immobile in affitto

Una PMI opera in un capannone locato.

Prima della domanda dovrebbe acquisire:

  • contratto con durata adeguata;
  • consenso del proprietario;
  • autorizzazione ai lavori;
  • disciplina della proprietà dell’impianto;
  • diritto di mantenerlo;
  • regolazione degli interventi sulla copertura;
  • disponibilità del POD.

Un contratto prossimo alla scadenza potrebbe non garantire il rispetto del vincolo di stabilità.

Errori da evitare

Tra i rischi principali:

  • grande impresa non ammessa;
  • dimensione PMI calcolata senza le società collegate;
  • unità locale fuori regione;
  • impianto destinato prevalentemente alla vendita;
  • potenza sovradimensionata;
  • assenza dei dati di consumo;
  • immobile non disponibile;
  • autorizzazioni non verificate;
  • connessione non programmata;
  • ordine effettuato prima della domanda;
  • preventivo generico;
  • progetto privo di accumulo quando necessario all’autoconsumo;
  • spese di efficienza inserite senza base normativa;
  • utilizzo di componenti usati;
  • cumulo non verificato;
  • mancanza della quota finanziaria privata;
  • DNSH non considerato;
  • domanda presentata senza firma;
  • progetto tecnicamente valido ma privo del punteggio minimo;
  • affidamento sui soli dati anticipati senza consultare il bando definitivo.

Suggerimenti operativi

Prima dell’apertura è consigliabile:

  1. verificare la dimensione PMI;
  2. controllare la sede operativa;
  3. raccogliere almeno 12 mesi di consumi;
  4. richiedere i dati orari;
  5. effettuare un’analisi energetica;
  6. definire la tecnologia;
  7. dimensionare l’impianto sull’autoconsumo;
  8. verificare l’immobile;
  9. controllare i vincoli;
  10. avviare la richiesta di connessione;
  11. acquisire preventivi;
  12. predisporre il piano finanziario;
  13. ricostruire gli aiuti pubblici;
  14. preparare la documentazione DNSH;
  15. controllare la pubblicazione del bando definitivo.

Checklist pratica

  • Micro, piccola o media impresa.
  • Dimensione calcolata a livello di gruppo.
  • Impresa attiva.
  • Unità locale in Emilia-Romagna.
  • Codice ATECO verificato.
  • Settore ammesso.
  • Impresa non in difficoltà, quando richiesto.
  • DURC regolare.
  • Sicurezza sul lavoro rispettata.
  • Immobile disponibile.
  • Contratto con durata adeguata.
  • Consenso del proprietario.
  • POD individuato.
  • Utenze intestate o correttamente disponibili.
  • Consumi degli ultimi 12-24 mesi.
  • Dati orari acquisiti.
  • Profilo di carico elaborato.
  • Produzione prevista.
  • Autoconsumo calcolato.
  • Energia immessa stimata.
  • Riduzione delle emissioni calcolata.
  • Impianto non sovradimensionato.
  • Tecnologia prevista dal bando.
  • Accumulo correttamente dimensionato.
  • Area idonea verificata.
  • Titolo autorizzativo individuato.
  • Vincoli paesaggistici verificati.
  • Prevenzione incendi verificata.
  • Struttura della copertura verificata.
  • Richiesta di connessione predisposta.
  • Preventivi dettagliati.
  • Fornitori indipendenti.
  • Cronoprogramma realistico.
  • Spese tecniche separate.
  • IVA correttamente trattata.
  • Quota privata disponibile.
  • Finanziamento bancario valutato.
  • Regime di aiuto verificato.
  • Plafond “de minimis” ricostruito, quando applicabile.
  • Cumulo con GSE e incentivi fiscali verificato.
  • DNSH analizzato.
  • Resilienza climatica considerata.
  • Nessun ordine vincolante.
  • Nessun acconto.
  • Nessun lavoro iniziato.
  • Credenziali Sfinge predisposte, se confermata la piattaforma.
  • Firma digitale valida.
  • PEC attiva.
  • Domanda programmata dal 30/09/2026.
  • Invio entro il 15/11/2026.
  • Orari ufficiali verificati.
  • Sistema di rendicontazione organizzato.
  • Obblighi di mantenimento accettati.
  • Obblighi di comunicazione FESR considerati.

Link ufficiali

Il riferimento ufficiale attualmente disponibile è il calendario dei bandi del Programma regionale FESR:

Regione Emilia-Romagna – Calendario degli inviti FESR 2021-2027

La pagina generale delle opportunità FESR è:

Regione Emilia-Romagna – Opportunità di finanziamento FESR

L’inquadramento dell’azione regionale dedicata all’energia nelle imprese è disponibile qui:

Regione Emilia-Romagna – Efficienza energetica nelle imprese

Per comprendere la precedente esperienza regionale, senza applicarne automaticamente le regole al 2026, è possibile consultare:

Supporto a interventi energetici e prevenzione sismica delle imprese – Edizione precedente

Il collegamento definitivo al nuovo bando dovrà essere pubblicato nella sezione FESR prima dell’apertura del 30/09/2026.

Contatti ufficiali

Il riferimento generale per i bandi FESR alle imprese è:

Sportello Imprese della Regione Emilia-Romagna

Per l’assistenza tecnica sull’eventuale piattaforma Sfinge, i riferimenti definitivi saranno pubblicati insieme al bando.

Scheda rapida

Nome ufficiale attuale: Priorità 2, Azione 2.2.2 – Supporto all’utilizzo di energie rinnovabili nelle imprese

Ente proponente: Regione Emilia-Romagna

Programma: Programma regionale FESR 2021-2027

Priorità: Sostenibilità, decarbonizzazione, biodiversità e resilienza

Beneficiari: PMI

Grandi imprese: non indicate tra i beneficiari

Area geografica: Emilia-Romagna

Finalità: produzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo aziendale

Dotazione ufficialmente programmata: 3.000.000 euro

Forma: contributo a fondo perduto in conto capitale

Intensità anticipata: fino al 40%

Contributo massimo anticipato: 250.000 euro

Spesa necessaria per ottenere il massimo al 40%: 625.000 euro

Investimento minimo: non ancora pubblicato

Tecnologie: da specificare nel bando definitivo

Autoconsumo: requisito centrale del progetto

Apertura anticipata: 30/09/2026

Scadenza anticipata: 15/11/2026

Orari: non ancora pubblicati

Procedura: valutativa a graduatoria

Piattaforma: da confermare; presumibilmente Sfinge 2020

Regime di aiuto: da definire nel bando

Documenti centrali: dati dei consumi, relazione energetica, progetto tecnico, preventivi, titolo sull’immobile, autorizzazioni, piano finanziario e documentazione DNSH

Stato al 30/07/2026: intervento inserito nel calendario ufficiale; bando integrale e modulistica non ancora pubblicati

Assistenza Atamai

La preparazione della candidatura richiede il coordinamento tra impresa, progettista, tecnico energetico, installatore, commercialista, istituto di credito, proprietario dell’immobile ed eventuale gestore di rete.

Atamai può affiancare le PMI nella verifica preliminare, nell’analisi dei consumi, nel dimensionamento economico dell’investimento, nella raccolta dei preventivi e nella predisposizione della documentazione necessaria per il nuovo avviso.

Per valutare la partecipazione al bando Supporto all’utilizzo di energie rinnovabili nelle imprese – Emilia-Romagna 2026, è possibile contattare Atamai scrivendo a info@atamai.it.