Marche: formazione finanziata per i dipendenti delle imprese in crisi fino all’80%
Regione Marche mantiene aperta fino al 31 dicembre 2026 una misura da 600.000 euro destinata alle imprese coinvolte in processi di crisi aziendale che devono riqualificare i propri dipendenti in vista di interventi di riorganizzazione, riconversione o reindustrializzazione.
L’intervento rientra nel Programma GOL – Garanzia Occupabilità dei Lavoratori, Percorso 5 “Ricollocazione collettiva”, finanziato dal PNRR – Missione 5, Componente 1, Riforma 1.1. L’obiettivo è evitare che una situazione di crisi si trasformi automaticamente in perdita di occupazione, finanziando percorsi che permettano ai lavoratori di acquisire competenze coerenti con la trasformazione dell’impresa o con una futura ricollocazione.
La scadenza è stata prorogata al 31 dicembre 2026
L’avviso originario era stato pubblicato nell’ottobre 2025 e successivamente prorogato al 30 giugno 2026.
Con il DDS n. 924 del 1° luglio 2026, Regione Marche ha però deciso di proseguire l’intervento oltre tale data e ha fissato il nuovo termine per la presentazione delle domande al:
31 dicembre 2026.
La motivazione indicata dalla Regione è significativa: i target GOL assegnati alle Marche risultavano raggiunti e, dato che il programma rappresenta ormai un intervento strutturale delle politiche attive del lavoro, è stato ritenuto possibile continuare l’erogazione delle attività formative oltre il precedente termine.
Alcune pagine del portale regionale continuano a visualizzare la vecchia scadenza del 30 giugno 2026, ma il decreto successivo del 1° luglio dispone espressamente la proroga al 31 dicembre.
Non basta essere un’impresa che sta attraversando un momento difficile
La misura ha una platea molto specifica.
L’intervento è rivolto in primo luogo ad aziende in crisi di rilevanza economica strategica a livello regionale, con più di 15 dipendenti, ammesse a trattamenti di integrazione salariale straordinaria – CIGS.
Devono inoltre ricorrere due condizioni.
L’impresa deve aver attivato un tavolo di crisi regionale o nazionale; nel caso di tavolo nazionale, la sede aziendale interessata dalla crisi deve trovarsi nelle Marche. Sono considerate anche le procedure regionali collegate agli articoli 4 o 24 della legge 223/1991.
Inoltre l’impresa deve aver concordato con le Organizzazioni Sindacali, presenti in azienda o comparativamente più rappresentative, un progetto di gestione degli eventuali esuberi, individuando i lavoratori coinvolti nella situazione di crisi.
Quindi non è un normale voucher per la formazione continua utilizzabile da qualunque impresa marchigiana.
Ammesse anche le imprese che assumono i lavoratori dell’azienda in crisi
La platea non si limita all’azienda che sta vivendo direttamente la crisi.
Il bando consente di finanziare anche le aziende che, indipendentemente dalla loro dimensione, nell’ambito dell’accordo o di accordi immediatamente successivi e collegati, si impegnino ad assumere lavoratori provenienti dall’impresa in crisi.
È un elemento particolarmente interessante nei progetti di reindustrializzazione.
Se, ad esempio, un’attività produttiva viene ridimensionata e una seconda impresa acquisisce una linea, un ramo di attività o semplicemente parte del personale, è possibile strutturare la formazione anche in funzione del passaggio dei lavoratori verso il nuovo datore di lavoro.
In questo caso il Percorso 5 non serve solamente a mantenere il posto di lavoro presso l’impresa originaria: può accompagnare una vera ricollocazione collettiva.
Chi può presentare materialmente la domanda
Il progetto può essere presentato direttamente dall’impresa, quando la formazione riguarda i propri dipendenti.
In questo caso l’azienda non deve essere accreditata come ente formativo: il bando la esonera espressamente dall’obbligo di accreditamento quando forma il proprio personale.
In alternativa possono presentare la domanda gli enti di formazione pubblici o privati accreditati presso Regione Marche per la macrotipologia “Formazione continua”.
È possibile strutturare il progetto anche attraverso una ATI o ATS fra impresa ed ente formativo.
Per un’azienda che non disponga internamente dell’organizzazione necessaria per progettare, gestire e rendicontare la formazione, questa seconda modalità è probabilmente la più semplice.
600.000 euro non è il contributo massimo per azienda
La mail Neskey riporta:
“intensità 80% – max 600.000 euro”.
La formulazione è fuorviante.
Il testo ufficiale stabilisce che 600.000 euro è la dotazione finanziaria complessiva dell’intero avviso, non un contributo massimo attribuibile a una singola impresa.
Il finanziamento del singolo progetto viene invece determinato sulla base:
- delle attività formative approvate;
- del numero di ore;
- del numero di lavoratori partecipanti;
- delle Unità di Costo Standard previste dal programma;
- del regime di aiuto scelto;
- dell’intensità massima applicabile.
Il bando precisa inoltre che i progetti vengono candidati fino a esaurimento della dotazione complessiva di 600.000 euro.
Quindi non presenterei questa opportunità come “600.000 euro a impresa”.
L’80% non vale in tutti i casi
Anche l’indicazione dell’intensità all’80% deve essere precisata.
L’impresa può scegliere tra due differenti regimi di aiuto:
- de minimis, Regolamento UE 2023/2831;
- regime di esenzione GBER, Regolamento UE 651/2014, articolo 31 sugli aiuti alla formazione.
Se viene scelto il de minimis, il cofinanziamento privato deve essere almeno pari al 20% del costo totale del progetto.
Di conseguenza il contributo pubblico può arrivare all’80%.
Per esempio:
| Costo del progetto | Contributo pubblico massimo in de minimis | Quota privata minima |
|---|---|---|
| €20.000 | €16.000 | €4.000 |
| €50.000 | €40.000 | €10.000 |
| €100.000 | €80.000 | €20.000 |
È questa la configurazione alla quale si riferisce l’80% indicato nella scheda sintetica.
La quota del 20% può essere coperta anche dal costo del personale in formazione
Questa è una caratteristica molto interessante.
Per i corsi svolti durante il normale orario di lavoro, le imprese che utilizzano il regime de minimis possono imputare alla quota di cofinanziamento privato il costo dei propri dipendenti per le ore trascorse in formazione.
In pratica, quindi, il 20% non deve necessariamente trasformarsi in un versamento aggiuntivo all’ente formativo.
Il costo del lavoro sostenuto dall’impresa mentre i dipendenti frequentano il corso può concorrere alla copertura della quota privata, secondo le modalità di calcolo previste dal bando.
Questo può ridurre in maniera significativa il costo finanziario effettivo dell’operazione.
In GBER il contributo parte invece dal 50%
Se l’impresa sceglie il regime di esenzione GBER, la struttura è differente.
L’intensità ordinaria dell’aiuto alla formazione è pari al 50% dei costi ammissibili.
Può essere aumentata:
- di 10 punti percentuali quando la formazione è rivolta a lavoratori con disabilità o svantaggiati;
- di 10 punti per le medie imprese;
- di 20 punti per le piccole imprese.
L’intensità complessiva non può comunque normalmente superare il 70%.
La scelta tra de minimis e GBER deve quindi essere fatta caso per caso.
Un’impresa con ampia disponibilità de minimis può preferire l’80%; un’impresa che abbia già utilizzato gran parte del proprio plafond potrebbe invece valutare il GBER, accettando un’intensità differente.
Attenzione: un’impresa formalmente “in difficoltà” può avere problemi con il GBER
C’è qui un elemento apparentemente paradossale.
Il bando è destinato a imprese “in crisi”, ma il GBER dispone che non possano normalmente accedere al regime di esenzione le imprese che risultino “imprese in difficoltà” ai sensi della definizione europea, fatte salve le specifiche eccezioni previste dal regolamento.
“Impresa in crisi” ai fini delle politiche del lavoro e “impresa in difficoltà” ai fini del Regolamento europeo non sono però necessariamente la stessa cosa.
Prima di scegliere il GBER occorre quindi verificare la situazione patrimoniale ed economica dell’impresa secondo la definizione europea.
Cosa può finanziare la formazione
I corsi devono essere costruiti sulla base delle competenze previste dal sistema regionale.
Sono previste tre grandi tipologie.
La prima comprende percorsi brevi di aggiornamento, costruiti su unità o frazioni di unità di competenza. Le attività possono avere durate differenziate, generalmente tra 16 e 100 ore in funzione della struttura progettata.
La seconda comprende veri percorsi di riqualificazione professionale, che possono arrivare fino a 240 ore in funzione del livello EQF della qualificazione progettata.
La terza comprende formazione sulle competenze di base, in particolare digitali e linguistiche, con percorsi da 40 a 150 ore.
Il bando non finanzia quindi genericamente qualsiasi corso scelto dall’azienda.
La formazione deve essere collegata a competenze riconoscibili e coerenti con il Repertorio Regionale dei profili professionali.
Riqualificazione legata alla nuova produzione
La misura diventa particolarmente interessante nei casi di vera riconversione industriale.
Immaginiamo un’azienda che, a seguito della crisi del proprio mercato, decida di abbandonare una linea tradizionale e introdurre nuovi processi automatizzati.
Il progetto può essere costruito per riqualificare i lavoratori verso competenze come:
- utilizzo di nuovi macchinari;
- automazione;
- manutenzione;
- controllo di processo;
- competenze digitali;
- nuove tecnologie produttive;
- nuovi standard di qualità;
- competenze tecniche richieste dalla nuova organizzazione.
La formazione deve avere però un rapporto concreto con il processo di reindustrializzazione o riconversione che viene realizzato. Il Programma GOL definisce espressamente questa relazione come finalità dell’intervento.
Possibile anche la formazione digitale e linguistica
Il bando consente esplicitamente percorsi sulle competenze digitali e linguistiche, con durata da 40 a 150 ore.
Questo può essere utile quando il cambiamento organizzativo richiede, per esempio:
- utilizzo di nuovi software gestionali;
- tecnologie digitali di produzione;
- raccolta e analisi dati;
- interazione con clienti o fornitori esteri;
- acquisizione di competenze linguistiche necessarie al nuovo ruolo.
Naturalmente anche queste attività devono inserirsi nel progetto complessivo di ricollocazione o riqualificazione e non essere semplici corsi generici scollegati dalla crisi aziendale.
Minimo cinque partecipanti per avviare il corso
L’avviso stabilisce che, per poter avviare le attività formative, devono risultare almeno 5 allievi iscritti.
È quindi uno strumento rivolto a interventi collettivi e non alla formazione individuale di un singolo dipendente.
Il finanziamento viene calcolato a costi standard
La Regione non rimborsa semplicemente il valore delle fatture sostenute.
Il Programma utilizza il sistema delle Unità di Costo Standard – UCS.
Per la componente “costo ora allievo” il bando prevede:
- 11,50 euro per corsi con più di 8 allievi;
- 22 euro per corsi fino a 8 allievi.
Il contributo finale viene determinato combinando le ore di corso validamente realizzate e le ore effettivamente frequentate dagli allievi secondo le UCS previste.
Questa impostazione rende particolarmente importante la corretta gestione di registri, presenze e attività formative.
Procedura “just in time”: conta anche l’ordine di presentazione
Il bando non forma una graduatoria unica alla fine della finestra.
La Regione utilizza una procedura just in time: ogni progetto viene valutato man mano che arriva, con l’obiettivo di concludere la valutazione entro 30 giorni dalla presentazione.
I progetti che raggiungono la soglia qualitativa vengono finanziati seguendo l’ordine cronologico di presentazione, fino a esaurimento delle risorse.
Quindi è una procedura realmente assimilabile a uno sportello valutativo.
Non basta tuttavia arrivare prima.
Servono almeno 60 punti su 100
Per ottenere il finanziamento il progetto deve raggiungere almeno 60 punti su 100.
La valutazione riguarda soprattutto:
- qualità del progetto didattico;
- adeguatezza della docenza;
- attrezzature;
- efficacia potenziale della formazione;
- capacità dell’intervento di favorire adattamento, permanenza al lavoro e ricollocazione;
- pari opportunità.
Per i progetti presentati direttamente dalle imprese, la qualità del progetto didattico pesa 25 punti, la qualità della docenza 10, le attrezzature 5, mentre l’efficacia potenziale rappresenta la parte più rilevante della valutazione.
La Regione valuta quindi soprattutto una domanda: questa formazione può realmente contribuire a risolvere o gestire la crisi occupazionale?
Non conviene costruire un catalogo di corsi generici
Il criterio sull’efficacia considera espressamente:
- adattamento dei lavoratori;
- permanenza al lavoro;
- ricollocazione dei lavoratori coinvolti nella crisi;
- impatto dell’attività formativa sulla soluzione della crisi aziendale.
Un progetto composto da corsi standard scelti semplicemente perché “utili all’azienda” rischia quindi di ottenere un punteggio debole.
La proposta dovrebbe partire dalla crisi aziendale, definire come cambia l’organizzazione e soltanto successivamente individuare le competenze necessarie ai lavoratori.
Domanda attraverso SIFORM2
Le candidature devono essere presentate attraverso il sistema regionale SIFORM2.
Tra i documenti principali sono richiesti:
- domanda di finanziamento;
- progetto formativo;
- accordo sindacale;
- elenco dei dipendenti coinvolti nella formazione;
- dichiarazioni sugli aiuti di Stato;
- eventuale documentazione ATI/ATS.
È quindi difficile preparare la pratica correttamente se prima non è già stato impostato il confronto con le organizzazioni sindacali.
Nuovo requisito 2026: polizza contro gli eventi catastrofali
Il decreto del 1° luglio 2026 ha aggiornato la modulistica introducendo anche la dichiarazione relativa all’obbligo di assicurazione contro i rischi catastrofali.
Le imprese che rientrano nell’obbligo nazionale devono dichiarare di avere stipulato la copertura contro calamità naturali ed eventi catastrofali secondo le tempistiche previste dalla normativa per la propria categoria.
Questo è uno dei controlli da effettuare prima della domanda, perché la modifica del 2026 è stata introdotta espressamente per adeguare l’avviso alla normativa nazionale sopravvenuta.
Possibile chiedere un anticipo del 70%
Dopo l’avvio delle attività formative il soggetto attuatore può chiedere un anticipo pari al 70% del contributo pubblico concesso.
L’anticipo richiede però una fideiussione di importo pari alla somma anticipata.
Il restante importo viene liquidato al termine del progetto, dopo la verifica del prospetto finale di determinazione della sovvenzione.
Quindi l’anticipo migliora la liquidità del progetto, ma non è privo di adempimenti e costi.
Attenzione a un punto operativo sulle tempistiche
L’avviso originario prevedeva che le attività fossero concluse entro il 30 giugno 2026.
Il successivo decreto n. 924/2026 ha però prorogato la presentazione delle domande fino al 31 dicembre 2026, dichiarando esplicitamente la volontà di continuare l’erogazione delle politiche attive oltre il precedente termine.
Per una nuova candidatura presentata oggi, quindi, la tempistica effettiva di realizzazione dovrà essere verificata sulla lettera di adesione e sulle indicazioni operative aggiornate della Regione, perché la vecchia data del 30 giugno contenuta nell’avviso originario è evidentemente superata dalla proroga successiva.
È un punto sul quale eviterei di dare una data di conclusione automatica senza una verifica sulla singola pratica.
Perché è una misura interessante
Il bando è molto specialistico e non interessa la maggior parte delle aziende.
Quando però esiste realmente:
- una procedura di crisi;
- CIGS;
- un accordo sindacale;
- un piano di ristrutturazione o reindustrializzazione;
- un gruppo di lavoratori che deve cambiare mansione o competenze;
la misura può diventare particolarmente efficace.
Permette infatti di trasformare una parte del costo della riorganizzazione in un programma pubblico di riqualificazione del personale, evitando che l’unica soluzione alla crisi sia la riduzione dell’organico.
Inoltre, quando esiste un’altra azienda disponibile ad assorbire parte dei lavoratori, la formazione può essere costruita direttamente in funzione delle competenze richieste dal nuovo datore di lavoro.
Le due correzioni da fare alla scheda Neskey
La scheda ricevuta indica:
80% – massimo 600.000 euro.
La lettura corretta è invece:
600.000 euro = dotazione complessiva dell’avviso.
Il singolo progetto viene finanziato sulla base delle attività approvate e dei costi standard, nei limiti del regime di aiuto.
Quanto all’intensità:
- de minimis: fino all’80%;
- GBER: 50% base, incrementabile fino al 70% in funzione della dimensione dell’impresa e delle caratteristiche dei lavoratori;
- casi molto particolari del trasporto marittimo possono arrivare al 100% alle condizioni stabilite dall’articolo 31 GBER.
Sono precisazioni sostanziali, perché cambiano sia il valore economico dell’operazione sia la valutazione del plafond aiuti dell’impresa.
Fonti
Regione Marche – Programma GOL, Percorso 5 – Ricollocazione collettiva, misura destinata alla formazione dei dipendenti delle imprese in crisi, dotazione 600.000 euro.
Regione Marche – DDS n. 1071 del 15 ottobre 2025, Avviso pubblico completo, con requisiti delle imprese, attività formative, regimi di aiuto, modalità di valutazione e finanziamento.
Regione Marche – DDS n. 924 del 1° luglio 2026, che aggiorna il requisito della polizza catastrofale e proroga la presentazione delle domande al 31 dicembre 2026.
La tua azienda sta gestendo una crisi, una riorganizzazione o un processo di reindustrializzazione?
Atamai può verificare se la situazione aziendale rientra nel Percorso 5 GOL e costruire insieme all’impresa un progetto nel quale la formazione sia realmente collegata al piano di gestione della crisi e alla riqualificazione dei lavoratori.
Possiamo inoltre verificare la scelta tra de minimis e GBER, calcolare il cofinanziamento privato, valutare l’utilizzo del costo del personale in formazione, controllare il requisito della polizza catastrofale e lavorare con l’eventuale ente formativo sulla struttura della candidatura.
Particolare attenzione può essere dedicata ai casi di reindustrializzazione, cambio di produzione, automazione o passaggio dei lavoratori verso un’altra impresa, dove la formazione può diventare parte concreta della soluzione occupazionale.
Contatta Atamai per una verifica preliminare della situazione aziendale e del progetto formativo.
Email: Info@atamai.it