Moda, 100 milioni per le PMI

Moda, 100 milioni per le PMI: contributi e finanziamenti agevolati per investimenti da 1 a 20 milioni

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha definito con il decreto ministeriale del 6 agosto 2026, pubblicato sul sito del MIMIT il 10 settembre, la nuova misura destinata ai programmi di sviluppo delle PMI operanti nella filiera della moda. L’intervento dispone di 100 milioni di euro a valere sul Fondo per la crescita sostenibile e finanzia programmi compresi tra 1 e 20 milioni di euro, realizzabili in tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è rafforzare la capacità produttiva della filiera italiana, favorire l’utilizzo di semilavorati italiani o europei, sostenere investimenti produttivi e innovazione e incoraggiare progetti congiunti tra imprese appartenenti a differenti fasi della catena del valore.

La misura è già disciplinata dal decreto ministeriale, ma non è ancora possibile presentare domanda: alla data del 14 settembre 2026 il MIMIT non ha ancora pubblicato il successivo decreto direttoriale che stabilirà apertura, chiusura, piattaforma operativa e documentazione definitiva. La procedura sarà valutativa a graduatoria, quindi non si tratta di un click day basato esclusivamente sull’ordine cronologico.

La prima precisazione riguarda il “75%”: non significa 75% a fondo perduto

La nuova agevolazione combina contributo a fondo perduto e, se richiesto dall’impresa, finanziamento agevolato. Il finanziamento agevolato può coprire nominalmente fino al 20% degli investimenti ammissibili, mentre contributo e finanziamento, sommati, non possono in nessun caso superare il 75% degli investimenti complessivamente ammessi.

Questo non significa però che ogni progetto riceverà automaticamente il 55% a fondo perduto più il 20% di finanziamento. L’intensità effettiva del contributo dipenderà dal regime europeo applicabile, dalla dimensione dell’impresa, dalla localizzazione dell’investimento e dalla tipologia delle attività inserite nel programma. Per gli investimenti produttivi vengono applicati, a seconda del territorio, la Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale oppure l’articolo 17 del Regolamento GBER; innovazione, formazione, consulenze e ricerca seguono invece i rispettivi articoli del regolamento europeo.

Il dato corretto da comunicare è quindi: agevolazioni complessive fino al 75%, delle quali il finanziamento agevolato può rappresentare fino al 20% dell’investimento; la quota effettiva di contributo a fondo perduto deve essere determinata progetto per progetto.

Come funziona il finanziamento agevolato

Il finanziamento agevolato è facoltativo e può essere richiesto fino al 20% degli investimenti ammissibili. Ha una durata massima di 10 anni, oltre a un eventuale periodo di preammortamento fino a 3 anni, commisurato alla durata del programma. Il tasso applicato è pari al 20% del tasso di riferimento vigente alla data di concessione e il rimborso avviene mediante rate semestrali. Il finanziamento non richiede garanzie.

Per determinati investimenti soggetti all’articolo 14 GBER, l’impresa deve inoltre garantire con risorse proprie o finanziamento esterno privo di sostegno pubblico almeno il 25% delle spese ammissibili complessive.

100 milioni di euro, con due riserve importanti

La dotazione complessiva è pari a 100 milioni di euro. Il decreto prevede due riserve che incidono significativamente sulla distribuzione delle risorse: il 25% è riservato alle iniziative presentate da micro e piccole imprese, mentre il 40% è destinato agli investimenti realizzati in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Per una piccola impresa meridionale, quindi, la misura presenta un posizionamento particolarmente favorevole, perché il progetto può ricadere contemporaneamente nella platea delle micro/piccole imprese e nell’area territoriale alla quale il decreto assegna una quota specifica di risorse.

Chi può partecipare

Il bando è rivolto esclusivamente alle PMI, comprese quindi micro, piccole e medie imprese, regolarmente costituite, iscritte e attive nel Registro delle imprese. L’impresa deve esercitare almeno una delle attività ATECO 2025 individuate nell’Allegato 1 del decreto.

La definizione di “filiera della moda” è più ampia del solo tessile-abbigliamento. L’allegato comprende integralmente le divisioni relative a tessili, abbigliamento, pelli e articoli in pelle, ma include anche specifiche lavorazioni e produzioni collegate alla moda: fibre sintetiche e artificiali, alcuni prodotti chimici utilizzati nel finissaggio, lavorazioni di metalli per accessori moda, stampi e minuteria, orologi, pietre preziose, gioielleria e oreficeria, bigiotteria, lenti e montature per occhiali, bottoni, chiusure lampo, ombrelli e anche attività di progettazione di moda. Il decreto comprende inoltre il codice relativo alla fabbricazione di profumi e cosmetici.

È quindi importante effettuare la verifica partendo dal codice ATECO 2025 effettivamente esercitato e non limitarsi alla denominazione commerciale dell’impresa.

Investimenti da almeno 1 milione di euro

Il piano di sviluppo deve prevedere complessivamente spese ammissibili non inferiori a:

1.000.000 di euro

e non superiori a:

20.000.000 di euro.

Gli interventi possono essere realizzati presso unità produttive situate in qualsiasi regione italiana.

Si tratta quindi di una misura pensata per operazioni strutturate e non per il semplice acquisto di una singola macchina di importo contenuto.

Cinque tipologie principali di investimento produttivo

Il programma produttivo può riguardare la creazione di una nuova unità produttiva, l’ampliamento della capacità di una struttura esistente, la riconversione produttiva verso prodotti precedentemente non realizzati, una ristrutturazione consistente in un cambiamento fondamentale del processo produttivo oppure l’acquisizione degli attivi di uno stabilimento esistente.

Il decreto introduce inoltre una possibilità utile per gli interventi di dimensione minore all’interno del piano: i programmi di investimento produttivo di importo non superiore a 1 milione di euro possono riguardare anche il rinnovo di impianti, macchinari e attrezzature, purché finalizzato al mantenimento o al miglioramento della capacità produttiva. Questa fattispecie opera in regime de minimis.

Macchinari e impianti

Tra le spese produttive ammissibili rientrano macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica. Può quindi essere finanziato un programma di ammodernamento produttivo comprendente nuovi telai, macchine per taglio e cucitura, sistemi di finissaggio, attrezzature per calzaturifici e pelletteria, macchine di lavorazione e sistemi automatici, purché l’investimento risponda alle caratteristiche previste dal decreto.

Fotovoltaico e produzione di energia rinnovabile

Tra macchinari e impianti il decreto comprende espressamente anche gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, purché destinati a soddisfare il fabbisogno dell’unità produttiva oggetto del programma. Le relative opere murarie seguono invece le regole previste per la specifica categoria di spesa.

Questa previsione consente di inserire la componente energetica all’interno di un progetto industriale più ampio, ma la misura non deve essere interpretata come un bando autonomo per il fotovoltaico.

Terreni e opere murarie

È ammesso anche il suolo aziendale e le relative sistemazioni, entro il limite del 10% dell’investimento produttivo ammissibile.

Le opere murarie, opere assimilate e infrastrutture specifiche aziendali possono invece raggiungere il 40% del programma produttivo ammissibile.

Questo rende la misura utilizzabile anche per programmi industriali che comportano una rilevante componente edilizia e infrastrutturale, a differenza di molti incentivi concentrati esclusivamente sull’acquisto di macchinari.

Software, brevetti e immobilizzazioni immateriali

Il decreto consente anche le immobilizzazioni immateriali previste dal Regolamento GBER. Possono quindi assumere rilievo software, brevetti, know-how e altri asset immateriali direttamente funzionali al programma di sviluppo, purché rispettino le condizioni europee applicabili.

Per imprese che stanno digitalizzando progettazione, produzione, tracciabilità e controllo della filiera, questa componente può diventare particolarmente importante.

Consulenze fino al 5% dell’investimento produttivo

Le consulenze direttamente collegate al programma possono essere agevolate entro un limite massimo pari al 5% dell’investimento produttivo ammissibile.

Non è quindi possibile costruire un programma prevalentemente basato su consulenza: il fulcro deve restare l’investimento produttivo.

Innovazione di processo e dell’organizzazione fino al 40%

Il piano produttivo può essere completato da un progetto di innovazione di processo o dell’organizzazione fino al 40% dell’investimento complessivo previsto dal piano di sviluppo.

In questa componente possono essere riconosciuti costi del personale tecnico e di ricerca impiegato nel progetto, strumenti e attrezzature, ricerca contrattuale, conoscenze, brevetti, consulenze e altri servizi utilizzati esclusivamente per l’innovazione. Le spese generali e i materiali direttamente derivanti dal progetto sono ammissibili nei limiti stabiliti dal decreto.

Per la filiera moda può significare, ad esempio, sviluppare sistemi digitali di programmazione e controllo della produzione, nuovi processi per la personalizzazione, sistemi di tracciabilità della supply chain, automazione avanzata o nuovi modelli organizzativi.

Formazione del personale fino al 20%

Il programma può comprendere anche progetti di formazione del personale, entro il limite del 20% dell’investimento complessivo previsto dal piano. Sono però escluse le attività formative realizzate semplicemente per adempiere a obblighi normativi.

Sono ammissibili, tra l’altro, i costi dei formatori, alcuni costi direttamente collegati alla partecipazione del personale e i servizi di consulenza connessi al progetto formativo, questi ultimi entro il limite del 10% del costo della formazione.

La formazione può quindi accompagnare l’introduzione di nuovi impianti, software, automazione o nuovi modelli produttivi.

Ricerca industriale e sviluppo sperimentale per programmi superiori a 5 milioni

Quando l’investimento produttivo supera 5 milioni di euro, il piano può comprendere anche un progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.

Sono ammissibili personale di ricerca, strumenti e attrezzature utilizzati per il progetto, ricerca contrattuale, brevetti e conoscenze acquistate o utilizzate in licenza, consulenza specialistica e altre spese direttamente imputabili all’attività di R&S.

Questo apre la misura anche a programmi complessi su nuovi materiali, processi produttivi, trattamenti, tecnologie di riciclo, funzionalizzazione dei tessuti e sviluppo sperimentale di prodotti.

Programmi congiunti: da tre a sei PMI

Uno degli elementi centrali della misura è la possibilità di presentare un piano di sviluppo congiunto.

Devono partecipare almeno:

3 PMI

e non più di:

6 PMI.

Il programma complessivo deve comunque essere compreso tra 1 e 20 milioni di euro, ma il progetto attribuito a ciascuna singola impresa partecipante può scendere fino a 200.000 euro.

Questa possibilità può risultare particolarmente importante nella moda, dove la produzione è spesso distribuita tra filatura, tessitura, tintoria, confezione, lavorazioni, componentistica, accessori e finissaggio.

Un gruppo di imprese complementari potrebbe quindi costruire un piano comune molto più significativo rispetto al progetto della singola società.

La filiera italiana ed europea viene premiata nella graduatoria

Il decreto non si limita a dichiarare l’obiettivo di rafforzare la filiera nazionale: lo traduce anche in una premialità di graduatoria.

Al punteggio ottenuto possono essere applicate maggiorazioni, tra cui:

  • +3% per il rating di legalità;
  • +3% per la certificazione della parità di genere;
  • +3% per utilizzo prevalente di semilavorati di origine italiana o UE;
  • +3% per programmi congiunti nei quali le imprese partecipano a differenti fasi della catena del valore;
  • +10% quando il costo del personale risultante dall’ultimo bilancio supera il 15% del fatturato.

Quest’ultimo elemento è particolarmente interessante per la moda italiana, caratterizzata da aziende con un forte contenuto di lavoro specializzato e competenze artigianali e manifatturiere.

Quali criteri determinano la graduatoria

La selezione avverrà attraverso una vera graduatoria. Tra gli indicatori previsti dal decreto figurano la copertura finanziaria del piano, il rapporto tra EBITDA e investimento previsto, il possesso di certificazioni etico-sociali e l’adozione di strumenti per garantire la tracciabilità della supply chain.

Il successivo decreto direttoriale dovrà trasformare questi indicatori in formule, punteggi e soglie minime operative.

Il gestore formerà la graduatoria entro 30 giorni dalla chiusura delle domande e le istruttorie dovranno essere completate, per ciascuna domanda, entro 90 giorni dalla pubblicazione della graduatoria.

Essere in graduatoria non equivale comunque automaticamente a ottenere il contributo: seguiranno verifiche sui requisiti, sulla solidità economico-finanziaria dell’impresa, sulla fattibilità tecnica, sulla cantierabilità e sulla congruità delle spese.

Il programma deve partire dopo la domanda

Il decreto applica il principio dell’effetto di incentivazione: l’investimento deve essere avviato dopo la presentazione della domanda. È considerato avvio il primo tra l’inizio dei lavori e l’assunzione di un impegno giuridicamente vincolante che renda l’investimento irreversibile, ad esempio un ordine vincolante per un macchinario.

L’acquisto del terreno, gli studi di fattibilità e la richiesta di permessi non sono invece considerati, di per sé, data di avvio.

Per le imprese interessate il messaggio operativo è quindi chiaro: non firmare ordini vincolanti sui beni che dovranno entrare nel programma prima di avere verificato la procedura di domanda.

Fino a 36 mesi per completare l’investimento

Il programma deve essere concluso entro 36 mesi dalla concessione, con possibilità per il Ministero di autorizzare, su richiesta motivata, una proroga massima di ulteriori 12 mesi.

Si tratta quindi di uno strumento adatto anche a programmi industriali complessi che richiedano progettazione, opere, consegna di impianti, avviamento produttivo e attività parallele di innovazione.

Erogazione fino a tre SAL

Le agevolazioni vengono erogate su richiesta dell’impresa attraverso un massimo di tre stati di avanzamento lavori, ciascuno — salvo il saldo finale — di importo non inferiore al 25% delle spese ammesse.

Anche la gestione finanziaria del progetto va quindi pianificata in anticipo: l’impresa deve possedere una struttura finanziaria coerente con tempi di investimento ed erogazione.

Obbligo di mantenere gli investimenti

Le immobilizzazioni agevolate devono essere mantenute per almeno tre anni dall’ultima erogazione o, se successiva, dall’installazione dell’ultimo bene agevolato. Il decreto disciplina inoltre variazioni, sostituzioni di beni diventati obsoleti e ipotesi di revoca.

Cumulo con altre agevolazioni

Gli incentivi possono essere cumulati con altri aiuti di Stato, compresi quelli de minimis, nel rispetto delle relative intensità massime europee. È inoltre possibile il cumulo con agevolazioni pubbliche che non costituiscono aiuto di Stato, purché non si determini una sovracompensazione delle medesime spese.

Per eventuali sovrapposizioni con Nuova Sabatini, crediti d’imposta, incentivi energetici o altri strumenti sarà quindi necessario verificare le singole regole di cumulo e la precisa imputazione delle spese.

Esempio: impresa tessile che investe 2 milioni

Una PMI tessile potrebbe presentare un progetto da 2 milioni di euro per ampliare la capacità produttiva attraverso nuovi macchinari, sistemi digitali di controllo, software di produzione e un impianto fotovoltaico destinato all’autoconsumo.

Potrebbe richiedere anche il finanziamento agevolato fino a 400.000 euro, pari al 20% dell’investimento. La restante componente agevolativa potrebbe essere concessa sotto forma di contributo a fondo perduto entro le intensità effettivamente consentite dalla normativa europea e comunque senza superare, sommando contributo e finanziamento, il 75% della spesa ammissibile.

Non è quindi corretto calcolare automaticamente 1,5 milioni di agevolazione: occorre prima determinare il regime di aiuto applicabile.

Esempio: aggregazione di quattro imprese

Un produttore tessile, un’impresa di finissaggio, un confezionista e un produttore di accessori potrebbero costruire insieme un programma da 4 milioni di euro.

Ogni impresa potrebbe sostenere una parte differente del progetto, rispettando il minimo di 200.000 euro per partecipante. Se le aziende operano in differenti fasi della catena del valore, il programma potrebbe inoltre accedere alla maggiorazione del 3% del punteggio di graduatoria prevista per le aggregazioni di filiera.

Esempio: programma da oltre 5 milioni con ricerca

Una PMI o aggregazione potrebbe realizzare un investimento produttivo da 8 milioni di euro, accompagnandolo con un progetto di ricerca dedicato allo sviluppo di nuovi materiali tessili, sistemi di recupero e riciclo, trattamenti innovativi o nuovi processi produttivi.

Il superamento della soglia di 5 milioni di euro di investimento produttivo consente infatti di inserire anche ricerca industriale e sviluppo sperimentale nel piano finanziato.

Quando aprirà il bando

Questo è il dato che oggi va comunicato con maggiore precisione.

Il decreto ministeriale è stato emanato ed è operativo come quadro regolatorio, ma lo sportello non è ancora aperto. Il MIMIT stabilisce espressamente che date di apertura e chiusura, modalità di presentazione e ulteriori documenti saranno definiti con un successivo provvedimento della Direzione generale per gli incentivi alle imprese.

Pertanto qualsiasi indicazione di una data precisa di click day o apertura, al 14 settembre 2026, sarebbe prematura.

La procedura sarà comunque interamente telematica e ogni impresa potrà presentare una sola domanda, individualmente oppure come partecipante a un piano congiunto.

Cosa conviene fare prima dell’apertura

Per progetti da almeno un milione di euro non conviene aspettare la pubblicazione delle date per iniziare l’analisi. Le imprese potenzialmente interessate possono già verificare codice ATECO, dimensione PMI, programma industriale, localizzazione, preventivi, risorse proprie, capacità finanziaria, eventuale aggregazione di filiera e possesso delle premialità.

Particolare attenzione va data a EBITDA, copertura finanziaria e struttura del personale, perché non sono elementi accessori: entrano direttamente nel meccanismo di graduatoria.

Checklist operativa

  • verificare la qualifica di PMI;
  • verificare il codice ATECO 2025 nell’Allegato 1;
  • definire un programma complessivo tra 1 e 20 milioni di euro;
  • stabilire se presentarlo singolarmente o con altre 2-5 PMI;
  • nei progetti congiunti verificare il minimo di 200.000 euro per partecipante;
  • individuare unità produttiva e territorio di realizzazione;
  • verificare l’eventuale accesso alla riserva Mezzogiorno;
  • verificare l’eventuale riserva micro/piccole imprese;
  • definire macchinari, impianti e attrezzature;
  • valutare eventuale fotovoltaico per autoconsumo;
  • determinare opere murarie e terreni entro i limiti previsti;
  • identificare software e immobilizzazioni immateriali;
  • verificare eventuale progetto di innovazione fino al 40%;
  • verificare eventuale formazione fino al 20%;
  • per investimenti produttivi superiori a 5 milioni valutare la componente R&S;
  • non assumere impegni vincolanti prima della domanda;
  • calcolare la quota di risorse proprie o finanziamento privato;
  • analizzare EBITDA rispetto all’investimento;
  • verificare certificazioni etico-sociali;
  • documentare la tracciabilità della supply chain;
  • verificare rating di legalità;
  • verificare certificazione di parità di genere;
  • documentare l’origine italiana o UE dei semilavorati;
  • controllare incidenza del costo del personale sul fatturato;
  • monitorare la pubblicazione del decreto direttoriale di apertura.

Scheda rapida – PMI nella filiera della moda

Voce Dato
Ente Ministero delle Imprese e del Made in Italy
Norma Art. 3, Legge 11 marzo 2026 n. 34
Decreto attuativo DM 6 agosto 2026
Dotazione 100 milioni €
Beneficiari PMI della filiera moda con ATECO ammesso
Investimento minimo 1 milione €
Investimento massimo 20 milioni €
Territorio Tutta Italia
Progetti congiunti 3-6 PMI
Minimo per PMI nel progetto congiunto 200.000 €
Fondo perduto Sì, entro le intensità UE applicabili
Finanziamento agevolato Su richiesta, fino al 20%
Massimo nominale contributo + finanziamento 75%
Durata finanziamento fino a 10 anni
Preammortamento fino a 3 anni
Innovazione processo/organizzazione fino al 40% del piano
Formazione fino al 20%
Ricerca e sviluppo per investimenti produttivi >5 milioni €
Riserva micro/piccole imprese 25% delle risorse
Riserva Mezzogiorno 40% delle risorse
Procedura valutativa a graduatoria
Apertura domande non ancora definita
Termine realizzazione 36 mesi + eventuale proroga max 12 mesi

La misura è particolarmente interessante perché non finanzia soltanto il rinnovo produttivo, ma permette di costruire un vero piano industriale di filiera, combinando investimenti materiali, software, energia, innovazione, formazione e — per i programmi maggiori — ricerca e sviluppo.

Atamai può affiancare le PMI della filiera moda nella verifica preliminare dei requisiti, nell’analisi del programma di investimento, nella composizione delle spese, nella valutazione delle premialità e nella preparazione della documentazione in vista dell’apertura ufficiale delle domande. Per informazioni: info@atamai.it

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).